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Caso Roberta Ragusa: Logli prosciolto perché manca prova dell'omicidio

Uscite le motivazioni della sentenza del Tribunale di Pisa che nel marzo scorso ha prosciolto Antonio Logli. Secondo il gup, infatti, manca la prova che Roberta Ragusa, moglie di Antonio Logli e scomparsa nel gennaio 2012, sia stata realmente uccisa.

Uscite le motivazioni della sentenza del Tribunale di Pisa che nel marzo scorso ha prosciolto Antonio Logli. Secondo il gup, infatti, manca la prova che Roberta Ragusa, moglie di Antonio Logli e scomparsa nel gennaio 2012, sia stata realmente uccisa. Ma non solo perché manca il cadavere di Roberta Ragusa ma anche per il fatto che, sempre secondo il gup, le testimonianze raccolte dalla procura nei confrinti dell'uomo risultano deficitarie. Il giudice scrive infatti nelle motivazioni della sentenza che "gli elementi acquisiti agli atti" appaiono "insufficienti, contraddittori o comunque inidonei a sostenere l'accusa in giudizio e nel contempo non impinguibili mediante l'istruttoria dibattimentale". Per il gup inoltre gli indizi raccolti "non consentono di ritenere raggiunta neppure la prova dell'effettiva verificazione dell'omicidio" di Roberta Ragusa mentre le testimonianze raccolte "appaiono palesemente deficitarie" riferendosi in particolare alle dichiarazioni di Loris Gozi, della moglie Anita Gombi, Silvana Piampiani e Filippo Campisi. Il giudice mette infatti in evidenza la "loro contraddittorietà e in certi casi inverosimiglianza" e ritiene che tali testimonianze siano "insufficienti a integrare la prova" di una lite tra Roberta Ragusa e Antonio Logli, identificata dall'accusa come movente dell'omicidio. In particolare, il gup smonta le dichiarazioni rese in incidente probatorio da quello che finora era stato considerato il testimone chiave dell'omicidio, Loris Gozi. Per il giudice infatti il racconti di Gozi è "palesemente" insufficiente "anche a prescindere dalle molteplici reticenze e discordanze da cui appaiono connotate a integrare la prova dell'avvenuta uccisione di Roberta Ragusa" e si limita a rappresentare "un alterco tra un uomo e una donna non meglio identificati, seguito dal caricamento di quest'ultima su un'auto (forse un Citroen C3) di colore chiaro di cui non è stato neppure identificato il numero di targa e, di conseguenza, il proprietario". In sostanza, il Tribunale di Pisa ritiene che esista una "complessiva fragilità degli elementi indiziari".

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