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Non bastano dimissioni Guidi: deve candere governo tutto, dice Brunetta

"Le dimissioni da ministro di Federica Guidi sono la prima grande tegola caduta sulla testa di Matteo Renzi. La notizia non sono le dimissioni, ma il fatto che ci siano solo quelle del ministro Guidi", rivela in un comunicato Renato Brunetta di FI.

"Le dimissioni da ministro di Federica Guidi sono la prima grande tegola caduta sulla testa di Matteo Renzi. La notizia non sono le dimissioni - riferisce in un comunicato il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta -, ma il fatto che ci siano solo quelle del ministro Guidi. La notizia vera è la certificazione di come la legge di stabilità, che è la spina dorsale della politica del governo, sia marcia in se stessa, abbia come logica suprema non il bene del Paese ma quello degli amici degli amici".
"Forza Italia aveva visto giusto, denunciando immediatamente la legge di stabilità come una piramide di marchette immonde in grado soltanto di accrescere il deficit di bilancio ed esporre il nostro Paese a procedure di infrazione a Bruxelles. - ricorda - E' ovvio che l'inquinamento palese della legge di stabilità suppone la decadenza morale e politica di chi se l'è intestata. Non solo il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, parte attiva nella faccenda, ma anche il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e su fino a Matteo Renzi".
"Il premier si illude che basti sacrificare la Guidi, magari da sostituire con un fiorentino. Qui non siamo davanti a un favoritismo all'interno di una circolare di un Ministero, ma di un emendamento che è come una metastasi nel corpo vivo di una legge fondamentale voluta dal governo, dove la responsabilità è collegiale. - osserva il parlamentare - E se la responsabilità è collegiale, le dimissioni devono riguardate il governo in quanto tale. I giornaloni tendono a isolare la posizione della Guidi rispetto all'esecutivo. E a sottolineare la determinazione di Renzi nel chiedere immediate dimissioni del ministro dello Sviluppo economico".
Brunetta conclude: "La questione non è se per questo emendamento si possa trovare una qualche rima con le posizioni precedenti del governo, ma l'atto in sé, di una manomissione della legge delle leggi al di fuori di un contesto di trasparenza di interessi che è con ogni evidenza negata in radice."

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