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Legge di stabilità, Brunetta: addio taglio delle tasse in deficit, conti Renzi sbagliati

"Da qualche settimana il presidente del Consiglio va in giro dicendo di aver ottenuto dall'Europa 17 miliardi, pari a oltre un punto di PIL, di deficit aggiuntivo rispetto agli obiettivi prefissati, per abbassare le tasse, nel silenzio assordante dell'austero accondiscendente ministro Padoan. Ovviamente i suoi conti sono tutti sbagliati. Addio sogni di gloria di taglio delle tasse in deficit", così in una nota Renato Brunetta, esponente azzurro.

"Da qualche settimana il presidente del Consiglio va in giro dicendo di aver ottenuto dall'Europa 17 miliardi - ricorda in una nota Renato Brunetta -, pari a oltre un punto di PIL, di deficit aggiuntivo rispetto agli obiettivi prefissati, per abbassare le tasse, nel silenzio assordante dell'austero accondiscendente ministro Padoan."
"Evidentemente la cosa non sta né in cielo né in terra. Probabilmente - osserva ancora il deputato di Forza Italia -, Renzi si è costruito questa cifra in testa interpretando qualche notizia carpita qua e là, e l'ha giustificata con mezzo punto derivante dalla cd. 'clausola delle riforme', e un altro mezzo punto dalla cd. 'clausola degli investimenti', a cui ha aggiunto qualcos'altro relativo ai costi per l'immigrazione. Sommando questo punto di deficit in più a quell'1,8% già previsto dal governo ad aprile, si giungerebbe nel 2016 al 2,8%, comunque sotto il 3%. Questi i calcoli spannometrici del premier. In fondo, chi lo ha detto che bisogna tagliare le spese per ridurre le tasse? È questa la filosofia economico-finanziaria del professore di Rignano sull'Arno. Ovviamente i suoi conti sono tutti sbagliati. Questo lo sa anche il silente Padoan, che non lo dice temendo conseguenze nefaste per lui e per il suo ministero. Quindi via libera a chiacchiere e menzogne".

"Quando noi abbiamo denunciato l'imbroglio, il ministro Padoan non ha avuto il coraggio di dire la verità in Parlamento. Ma la verità sta venendo a galla lo stesso, prima su Repubblica e con il bollettino della BCE, oggi con Fubini sul Corriere della Sera. - e prosegue - La riassumiamo noi al dottor Renzi e al professor Padoan.
1) Non c'è alcuna flessibilità aggiuntiva che si può invocare attraverso la 'clausola delle riforme', in quanto già contenuta nel deficit all'1,8% previsto dal governo ad aprile. Quest'ultimo, infatti, inizialmente pari all'1,4%, è stato portato all'1,8% proprio ricorrendo alla 'clausola delle riforme'.
2) Molto probabilmente non ci sarà nessuno spazio neanche per la 'clausola degli investimenti', in quanto questa è legata al cofinanziamento di fondi strutturali europei già stanziati. Ma se, come accade in Italia, a causa di ritardi di qualsiasi tipo, gli investimenti non vengono effettuati, o slittano all'anno successivo, viene meno per il governo la possibilità di usufruire della flessibilità europea. Quindi, ben che vada, il prode Renzi può contare su due-tre miliardi al massimo, ma proprio al massimo. Spiccioli.
3) Ne deriva che lo spazio disponibile ammonterebbe a non più di uno o due decimali di PIL, come d'altronde già avvenuto l'anno scorso, nonostante le richieste molto più alte. E solo per fare investimenti, non certamente per abbassare le tasse. Né, come ci ha detto ieri la BCE, per abbassare le tasse si possono utilizzare eventuali risparmi da minori interessi sul servizio del debito, perché, se questi si realizzeranno, dovranno essere utilizzati per ridurre, appunto, il debito pubblico o il deficit."

"Addio sogni di gloria di taglio delle tasse in deficit - si afferma infine -, quindi, caro Renzi e, soprattutto, carissimo professor Padoan. Avete mentito. Due menzogne gravissime. Una di Renzi al paese, l'altra di Padoan alla verità. Non te lo perdonerò mai, caro Pier Carlo. In Parlamento non dovevi rispondere in quel modo, farfugliando argomentazioni farlocche. E ti sfido, già a partire da oggi, a mettere nei documenti ufficiali quel dato del 2,6% che mi hai scaraventato addosso a Montecitorio. Vediamo se avrai il coraggio di farlo, perché neanche il 2,6% ti sarà consentito. Ci rivedremo in Aula, professor Padoan. Ci rivedremo in Aula, dottor Renzi."

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