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Governo: complotto UE contro Berlusconi ha caratura più letteraria che storica

Il governo ha risposto oggi ad una interpellanza urgente presentata da Renato Brunetta , capogruppo di Forza Italia alla Camera, concernente il presunto complotto UE ai danni di Silvio Berlusconi. Per il governo risponde Ivan Scalfarotto, Sottosegretario di Stato per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, che annuncia come la Presidenza del Consiglio non prenderà nessun provvedimento perché ritiene che la vicenda abbia "una caratura più letteraria che storica in questo momento". Brunetta replica: "Questo non è un problema di Berlusconi, è un problema di tutti, è un problema della nostra democrazia".

Il governo ha risposto oggi ad una interpellanza urgente presentata da Renato Brunetta , capogruppo di Forza Italia alla Camera, concernente elementi ed iniziative in relazione alle vicende che hanno condotto alle dimissioni del governo Berlusconi nell'autunno del 2011, anche alla luce di recenti notizie di stampa sollevate dalla pubblicazione del libro dell'ex sottosegretario di Stato USA Timothy Geithner, dove rivela che "alcuni funzionari UE" avrebbero ordito un complotto per far cadere l'ex premier. Brunetta chiedeva una risposta direttamente al Presidente del Consilio, Matteo Renzi, ma a parlare a nome del governo è Ivan Scalfarotto, Sottosegretario di Stato per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Scalfarotto annuncia quindi che "la Presidenza del Consiglio, non ritiene di prendere in questo momento alcuna iniziativa, trattandosi di una vicenda" che agli occhi del governo "avere una caratura più letteraria che storica in questo momento", e questo perché "in assenza di ulteriori elementi di fatto, le indiscrezioni di cui abbiamo letto in questi giorni, che erano legate al libro dell'ex Segretario di Stato americano, Tim Geithner, non sembrano tali da sovvertire un elemento fattualmente incontestabile e cioè che le dimissioni dell'allora Presidente del Consiglio, Berlusconi, maturarono all'interno di una dinamica che è completamente di politica interna e quindi ha a che fare con la politica interna e con la politica parlamentare".

Scalfarotto liquida la vicenda del presunto complotto UE ai danni di Silvio Berlusconi (e della vita democratica dell'Italia) affermando che Geithner avrebbe parlato con generici "European Officials", ma nella sua replica Renato Brunetta fa notare al sottosegretario che "a parlare con un Ministro del Tesoro americano normalmente vanno parigrado. - aggiungendo - Quindi, quando Geithner spiega official, evidentemente erano delle personalità che avevano accesso al Ministro del Tesoro americano che, ricordo, è il Ministro del Tesoro più importante al mondo". Brunetta quindi evidenzia: "Quando questa richiesta viene fatta a Geithner, Geithner non la considera un'indiscrezione o una richiesta, ma ne parla direttamente con il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Questa è la sequenza causale".

Renato Brunetta quindi conclude: "Risulta risibile, rispetto non alla sua persona, che rispetto, ma riguardo a quello che lei ha detto, cioè che la Presidenza del Consiglio non intende assumere iniziative, come se questo fosse un problema di Silvio Berlusconi, di Forza Italia, del presidente Brunetta. Questo è un problema di tutti, è un problema della nostra democrazia se official dell'Unione europea vanno dal più potente Ministro del Tesoro americano a chiedere la destituzione, la caduta del Presidente del Consiglio di un Paese membro dell'Unione europea, di un Paese membro e fondatore dell'Unione europea, cosa, tra l'altro, che poi avvenne. - Concludendo - Non è affatto vero che tutto questo avvenne per motivi interni, di debolezza di quella maggioranza. Avvenne per un complotto, un complotto giudiziario-economico-finanziario che colpì non tanto e non solo Silvio Berlusconi ma il nostro Paese, perché le conseguenze di quel complotto le hanno patite gli italiani dal punto di vista democratico, dal punto di vista dell'impoverimento, dal punto di vista della perdita della loro dignità e della loro democrazia".

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