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Brunetta: vitamine per la crescita? Basta certificato antimafia

Renato Brunetta, ministro ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, rivela che "una delle vitamine per la crescita è la semplificazione", che passa anche nel dire "basta certificato antimafia". E scoppia la polemica.

Renato Brunetta, ministro ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, durante la presentazione del nuovo logo della PA, rivela che "una delle vitamine per la crescita è la semplificazione", che passa anche dall'eliminazione, da parte di famiglie e imprese, della "fornitura" di "certificati alla pubblica amministrazione", visto che questa "lì ha già in casa". "Basta pacchi di certificati per partecipare ai concorsi - porta come esempio Brunetta - basta Durc" e basta anche, insiste il ministro, "certificato antimafia". Una ipotesi di "semplificazione", quest'ultima, che ha fatto saltare sulla sedia opposizione ma anche qualcuno tra la maggioranza, tra cui il ministro degli Interno Roberto Maroni che in una nota precisa che "la certificazione antimafia non può essere modificata perché è uno strumento indispensabile per combattere la criminalità organizzata e, in particolare per contrastare le infiltrazioni malavitose negli appalti pubblici". L'idea di Renato Brunetta dovrebbe essere introdotta all'interno del ddl sviluppo, tanto che il PD parla già di un esecutivo che per la crescita propone "meno legalità per tutti". Commenta invece sarcasticamente sulla questione il capogruppo dell'Italia dei Valori in commissione parlamentare antimafia, Luigi Li Gotti, ironizzando su come sia "evidente che il ministro Brunetta abbia voluto lanciare una provocazione - e aggiunge - Proponendo l'abolizione della certificazione antimafia, Brunetta ha voluto dirci: se un indagato per mafia (Saverio Romano, ndr) può fare il ministro, con la benedizione del ministro dell'Interno, perché mai le imprese dovrebbero farsi rilasciare dagli uffici periferici del ministero dell'Interno la certificazione antimafia?". Renato Brunetta non manca però prontamente di replicare alle polemiche, spiegando invece che con tale provvedimento "la certezza dei dati non diminuirà ma verrà semmai rafforzata". "Invece di chiedere al singolo imprenditore di fare il fattorino tra le amministrazioni, saranno infatti queste ultime a procurarsi direttamente presso gli uffici competenti la documentazione richiesta - chiarisce il ministro per la PA - Solo così arriverà a compimento il cammino intrapreso sin dal 1997 con le prime norme sull'autocertificazione, che potrà adesso cedere finalmente il passo alla 'decertificazione' ". Interpellati in merito anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e il procuratore aggiunto a Palermo Antonio Ingroia. Il primo sottolinea prima di tutto come non sia sua "abitudine prendere posizione su cose campate in aria", ricordando però che "è stato da poco approvato il Codice antimafia che tra l'altro disciplina in modo molto rigoroso tutta la certificazione antimafia - domandando - Se il ministro aveva qualche osservazione da fare poteva farla in sede di Consiglio dei ministri". Ingroia si trova invece da una parte concorde con Brunetta, evidenziando la "necessità di semplificare la burocrazia", aggiungendo che non bisogna tuttavia "intaccare i controlli preventivi antimafia, perché il rischio di indebolire gli apparati di prevenzione dalle infiltrazioni mafiose c'è e credo che questi strumenti non dovrebbero essere toccati".

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