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Brunetta: se in Def PIL all'1,3% solito metodo imbroglione

"Con l'avvicinarsi della scadenza per la presentazione del Documento di Economia e Finanza (Def) da parte del governo al Parlamento, nel quale l'esecutivo dovrà rivedere al ribasso le stime di crescita del Pil e ricalcolare deficit e debito pubblico per il triennio 2016-2018 è cominciata la fiera delle falsità", comunica Renato Brunetta di FI.

"Con l'avvicinarsi della scadenza per la presentazione del Documento di economia e finanza (Def) da parte del governo al Parlamento - illustra in un comunicato il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta -, nel quale l'esecutivo dovrà rivedere al ribasso le stime di crescita del PIL, precedentemente irresponsabilmente gonfiate, e ricalcolare deficit e debito pubblico per il triennio 2016-2018 ai fini della verifica del rispetto dei parametri europei, è cominciata la fiera delle falsità".
"Il povero ministro Pier Carlo Padoan non sa come uscire dal cul-de-sac in cui lo ha cacciato il suo Presidente del Consiglio, che in ottobre gli ha fatto fare una legge di stabilità tutta in deficit per comprarsi il consenso degli italiani, e rispolvera il vecchio classico del calcolo UE dell'output gap che 'danneggia l'Italia'. - spiega il deputato azzurro - Tecnicismi utilizzati per non far capire ai cittadini a cosa vanno incontro e scaricare le colpe di quello che non va in Italia alla solita Unione europea. La verità è, invece, nei numeri. E, come andiamo dicendo da mesi e ieri si è unita anche Confindustria, servirà in autunno una manovra monstre da 40-50 miliardi per correggere gli errori di previsione e di politica economica di Matteo Renzi e Padoan".
"Da quanto trapela, però, l'esecutivo intende continuare a gonfiare i conti anche nel prossimo Def, inserendo un tasso di crescita reale del PIL del nostro paese dell'1,3%, quando al massimo raggiungerà lo 0,7% o 0,8%. Il solito metodo imbroglione del 'mettere la polvere sotto il tappeto' di questo governo. - prosegue - Ma gli italiani non ci cascano più, hanno capito con chi hanno a che fare. Da ultimo, hanno toccato con mano l'inaffidabilità di Renzi con il caso dei rimborsi ai risparmiatori truffati delle quattro banche fatte fallire a fine 2015. Nulla ancora è stato fatto (il termine per procedere con i rimborsi scadeoggi) e comunque il governo si è impegnato a risarcire solo un terzo degli importi dovuti".
Brunetta conclude: "Oltre non vuole andare. Gli elettori se ne ricorderanno alle amministrative e al referendum sulla riforma costituzionale. Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Renzi è avvisato."

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