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Lo stato dell'arte è l'ozio? Su Rai5, seconda serata 1 giugno

"In una società sempre di corsa, dove il tempo ha un valore diverso rispetto al secolo scorso e deve essere riempito a tutti i costi, l'ozio è una risorsa o un rischio al quale non si vuole e non si può cedere? A 'Lo stato dell'arte' in onda mercoledì 1 giugno alle 23.10 su Rai5", spiega in un comunicato la tv pubblica di Stato.

"In una società sempre di corsa, dove il tempo ha un valore diverso rispetto al secolo scorso e deve essere riempito a tutti i costi, l'ozio è una risorsa o un rischio al quale non si vuole e non si può cedere? Oziare significa non avere nulla da fare o ritagliarsi il proprio tempo per le cose che ci appassionano? A 'Lo stato dell'arte', il programma di Rai Cultura in onda mercoledì 1 giugno alle 23.10 su Rai5 Maurizio Ferraris ne parla con Marco Belpoliti, scrittore e critico letterario, e Filippo La Porta, saggista, giornalista e critico letterario" viene riportato in un comunicato della tv di Stato.
"Per Marco Belpoliti oziare è una difesa necessaria contro l'attivismo contemporaneo - si prosegue in ultimo -, all'efficienza 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Oggi non c'è più nessuna differenza tra tempo di lavoro e tempo libero: i social sono la nuova schiavitù. Come Barthes, Belpoliti fa l'elogio della pigrizia: basta con l'attivismo, bisognerebbe lavorare tutti e lavorare meno. Filippo La Porta osserva, invece, lo stato delle cose, evidenziando la presenza di due modelli. Quello dei giovani oziosi e indolenti, e quello dei giovani febbrilmente indaffarati. Due idee di felicità a confronto: il dolce far niente da una parte e l'autoaffermazione sociale dall'altra. Anche tra Nord e Sud ci sono differenze sostanziali: al Nord prevale il modello calvinista della ricchezza come segno della grazia, e al Sud quello dell'hidalgo, che sfugge al lavoro come pratica inferiore e umiliante. I due schemi sono ben rappresentati anche nella storia della filosofia e della letteratura: per Platone il lavoro manuale era una forma di degrado, per Simone Weil uno strumento capace di mettere in contatto con una dimensione di concretezza e con i ritmi dell'universo."

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