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L'imposizione della lingua inglese nel mondo: a Lo stato dell'arte, 18 febbraio Rai5

"L'inglese si sta imponendo di fatto come la lingua comune del mondo accademico, economico, culturale, e più in generale del mondo globalizzato. Qualcosa di simile a quel che aveva rappresentato il latino agli albori dell'era moderna", viene esposto in una nota della tv pubblica.

"L'inglese si sta imponendo di fatto come la lingua comune del mondo accademico, economico, culturale, e più in generale del mondo globalizzato. Qualcosa di simile a quel che aveva rappresentato il latino agli albori dell'era moderna. Ma perché proprio l'inglese? E' un bene che l'inglese si imponga sulle lingue madri dei vari Paesi? E' giusto che tutto il mondo lo debba parlare? A 'Lo stato dell'arte', il programma di Rai Cultura in onda mercoledì 18 febbraio alle 23.15 su Rai5, Maurizio Ferraris ne discute con Elena Stanghellini, professore ordinario di Statistica presso l'Università degli Studi di Perugia e Valeria Della Valle, linguista e autrice di molte pubblicazioni dedicate alla lingua italiana" informa in una nota la tv pubblica.
"Secondo Elena Stanghellini la lingua inglese si è autoimposta in campo scientifico, umanistico e come lingua di comunicazione tra i vari Paesi, per la sua estrema semplicità. Ed è un dato di fatto che il bilinguismo di quasi tutti i Paesi d'Europa favorisca scambi fondamentali per la circolazione della cultura. In Italia la situazione è più stagnante, ed è a suo avviso fondamentale formare anche i nostri studenti in modo che siano in grado di apprendere e comunicare sia in inglese che in italiano, e possano quindi muoversi con disinvoltura in un ambiente multiculturale. Da qui la richiesta di permettere alle Università di insegnare alcuni corsi esclusivamente in inglese. Valeria Della Valle, pur condividendo la necessità da parte di scuola e università di dare una perfetta conoscenza dell'inglese ai ragazzi, ritiene però che l'insegnamento dei contenuti (scientifici e umanistici) debba essere fatto in italiano, in modo che il lessico continui a essere patrimonio dell'intera comunità nazionale. La decisione di tenere corsi universitari e scolastici soltanto in inglese è a suo avviso il primo grave indizio di un arretramento dell'italiano come lingua di cultura. La nostra cultura va salvaguardata, evitando anche l'utilizzo di inutili e fuorvianti espressioni inglesi, quando ciò sia evitabile, ossia quando i termini italiani esistono e risultano perfettamente adeguati" viene reso noto infine.

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