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L'imbecillità viaggia sul web? A "Lo stato dell'arte". 28 aprile seconda serata Rai5

"Ognuno di noi è un portatore, più o meno sano, di 'imbecillità'. Soprattutto al tempo del web. A 'Lo stato dell'arte', il programma di Rai Cultura in onda giovedì 28 aprile alle 23.15 su Rai5", rivela in un comunicato la Rai.

"Ognuno di noi è un portatore, più o meno sano, di 'imbecillità'. Soprattutto al tempo del web: tutto è pubblicato, letteralmente, alla velocità della luce. Così l'imbecillità, che costituisce il basso continuo dell'umano proprio come l'intelligenza ne è la punta emersa, viene alla ribalta con una evidenza mai sperimentata in precedenza" segnala in un comunicato la Rai.
"Eppure - puntualizza la tv pubblica di Stato -, tutto ciò ha un versante positivo. L'imbecillità iper-documentata rende impossibile farsi illusioni sul genere umano, e concretamente su ognuno di noi. Illusioni che sono alla base di programmi di 'rinascita' sociale miseramente falliti, appunto perché muovevano dall'assunto che l'umanità fosse meglio di quella che è."
Si illustra quindi: "Ma l'imbecillità viaggia davvero sul web? A 'Lo stato dell'arte', il programma di Rai Cultura in onda giovedì 28 aprile alle 23.15 su Rai5, Maurizio Ferraris ne parla con Gianfranco Marrone, semiologo e saggista, e Stefano Bartezzaghi, giornalista, saggista ed enigmista."
"Per Gianfranco Marrone è difficile definire cosa sia l'imbecillità. Certo è che in rete si rischia la 'sindrome di Funes' (ipertimesia o sindrome ipertimesica, ndr), il protagonista del racconto di Borges che con la sua memoria prodigiosa ricordava tutti i particolari senza però riuscire ad astrarre. E' certo anche che la stupidità si intravede nella scrittura dell'oralità che viene usata nei social network, per esempio, così come nell'incitamento all'odio e nel qualunquismo che girano in rete. Stefano Bartezzaghi analizza la rete da diversi punti di vista" si prosegue.
Si conclude infine: "Quello del gioco, in cui prevalgono futilità, viralità e ripetizione; quello dell'opinione che diventa polemica, in cui prevalgono formule standard e una stupidità quasi meccanica; quello dei contenuti, sempre orizzontali e privi di gerarchie; e quello del linguaggio, con diffusione di modi di dire riempitivi o enfatici."

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