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L'Italia è razzista? a Lo stato dell'arte, 10 marzo Rai5

"Ma noi siamo razzisti? A 'Lo stato dell'arte', il programma di Rai Cultura in onda giovedì 10 marzo alle 23.15 su Rai5, Maurizio Ferraris ne parla con Daniela Padoan, scrittrice e saggista, e Salvatore Maria Aglioti, ordinario di neuropsicologia del linguaggio e delle tecniche sperimentali di ricerca presso la Facoltà di Psicologia dell'Università La Sapienza di Roma", comunica la tv pubblica.

"Il razzismo si basa su un impianto che divide gli uomini per nascita, secondo un'appartenenza segnata dalla natura. Differenze che diventano giudizi morali e gerarchie. Ma noi siamo razzisti? A 'Lo stato dell'arte', il programma di Rai Cultura in onda giovedì 10 marzo alle 23.15 su Rai5, Maurizio Ferraris ne parla con Daniela Padoan, scrittrice e saggista, e Salvatore Maria Aglioti, ordinario di neuropsicologia del linguaggio e delle tecniche sperimentali di ricerca presso la Facoltà di Psicologia dell'Università La Sapienza di Roma" viene scritto in una nota della tv di Stato.
"Per Daniela Padoan siamo razzisti. Benché la genetica abbia dimostrato l'inesistenza biologica delle razze, permane un razzismo legato all'appartenenza geografica, culturale e religiosa. Un razzismo che nasce dalla convinzione che alla natura spetti il compito di legittimare il potere, che inizia con il 'naturale' dominio dell'uomo sulla donna, del padre sui figli, del forte sul debole, per arrivare a quello dei popoli superiori su quelli inferiori" prosegue la Rai.
Si evidenzia in conclusione: "Di diverso avviso Salvatore Maria Aglioti, secondo cui non siamo razzisti. Il nostro cervello tende a categorizzare rapidamente il mondo degli oggetti e delle persone: un meccanismo che ha un fondamentale significato adattivo perché ci consente di distinguere velocemente i nemici dagli altri. Usare stereotipi ci serve a semplificare la gestione delle tantissime informazioni che riceviamo, ed è naturale che la categorizzazione porti alla divisione in gruppi. Tuttavia le neuroscienze insegnano che la tendenza all'empatia per la sofferenza altrui si estende anche al diverso da sé, sempre che il diverso non sia associato, nelle nostre rappresentazioni mentali, a stereotipi negativi."

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