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Dalla TAV al Ponte sullo Stretto: è tempo di grandi opere? A Lo stato dell'arte, 27 gennaio Rai5

"E' ancora tempo, dunque, di grandi opere? A 'Lo stato dell'arte', il programma di Rai Cultura in onda mercoledì 27 gennaio alle 23.15 su Rai5, Maurizio Ferraris ne parla con Andrea Gilardoni e Domenico Marino", informa in una nota la Rai.

"Grandi opere come il Canale Cavour o l'Autostrada del Sole fanno parte della storia d'Italia e hanno contribuito a fare dell'Italia un paese moderno. Ma oggi per una parte significativa dell'opinione pubblica progetti contemporanei di grandi opere, come la TAV o il Ponte sullo Stretto, sono percepite come minacce che incombono sul Paese anziché opportunità di progresso" rende noto la tv pubblica.
"E' ancora tempo, dunque, di grandi opere? A 'Lo stato dell'arte', il programma di Rai Cultura in onda mercoledì 27 gennaio alle 23.15 su Rai5, Maurizio Ferraris ne parla con Andrea Gilardoni, professore di Economia e Gestione di Impresa all'Università Bocconi di Milano e Domenico Marino, direttore del Centro Studi delle Politiche Economiche e Territoriali dell'Università di Reggio Calabria" si prosegue.
"Obiettivo, cercare di comprendere se sia la nozione stessa di grande opera a essere entrata in crisi oppure se si tratti piuttosto di scegliere le grandi opere che servono davvero alla comunità rispetto a grandi opere che servono soltanto a chi le costruisce. Non ha dubbi Andrea Gilardoni, secondo il quale le grandi opere sono sempre una priorità perché fanno grande un Paese, e l'Italia ne ha bisogno. Certo, le opere da realizzare vanno individuate con oculatezza: scende l'importanza relativa delle infrastrutture storiche e aumenta la rilevanza di opere con un più elevato contenuto tecnologico. L'altra priorità riguarda il sistema della mobilità che deve puntare a una maggiore integrazione della rete logistica italiana. E non va trascurata l'importanza del miglioramento delle performance delle infrastrutture già esistenti. Di diverso avviso Domenico Marino: a suo parere, le grandi opere non fanno grande un Paese tout court, ma solo se rispondono a una domanda reale. E in questo periodo di crisi economica in Italia non sono più la priorità. Oggi è meglio investire su reti di infrastrutture che servono bisogni semplici e reali piuttosto che su opere faraoniche di dubbia utilità. Con l'ulteriore vantaggio che semplificare le procedure significa operare un controllo contro corruzione e infiltrazioni criminali" viene comunicato infine nella nota.

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