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Rai Storia, Diario Civile: il documentario "I pazzi siete voi"

"Fingersi pazzi. L'estremo tentativo per avere sconti di pena, scarcerazioni, arresti domiciliari. Una pratica utilizzata da molti mafiosi e camorristi che hanno fatto della follia una scappatoia. Storie raccontate dal documentario 'I pazzi siete voi', proposto da 'Diario Civile', in onda mercoledì 9 settembre alle 21.30 su Rai Storia con un'introduzione del Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti", viene diffuso in una nota della tv pubblica di Stato.

"Fingersi pazzi. L'estremo tentativo per avere sconti di pena, scarcerazioni, arresti domiciliari. Una pratica utilizzata da molti mafiosi e camorristi che hanno fatto della follia una scappatoia. Storie raccontate dal documentario 'I pazzi siete voi', proposto da 'Diario Civile', in onda mercoledì 9 settembre alle 21.30 su Rai Storia con un'introduzione del Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti" rende noto la tv pubblica.
"In primo piano gli esempi più significativi del rapporto tra follia e criminalità, arricchiti da contributi teatrali e letterari dell'attore Giovanni Scifoni e dalle testimonianze di Giancarlo De Cataldo, Gilberto Corbellini, Corrado De Rosa, Enrico Bellavia, Cristian Raimo e Maurizio De Lucia. La storia di Cosa Nostra e della camorra è piena di casi di 'pazzia' che affondano le radici nel sistema corruttivo che le organizzazioni criminali hanno messo in piedi, servendosi anche di personaggi come Aldo Semerari, psichiatra forense, ucciso perché prestava i suoi servizi di perito corrotto a due clan camorristici contrapposti" si prosegue.
"Agostino Badalamenti - viene data notizia -, Balduccio di Maggio, Raffaele Cutolo e Marcello Colafigli, hanno tutti pagato per ottenere certificati medici in cui si attestasse la loro pazzia: così hanno finto malattie, dichiarato di essere Napoleone e di sentire voci, o invocato la mamma. Finzioni che li hanno resi forti e potenti nei loro clan, perché sono riusciti a ingannare i giudici, a 'fregare' lo Stato."
"'C'è stata una stagione, tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta – ricorda lo scrittore Giancarlo De Cataldo - in cui l'ospedale psichiatrico giudiziario era una sorta di hotel nel quale trovavano rifugio i più importanti boss ed esponenti della malavita, e ciò poteva avvenire solo grazie a delle perizie compiacenti'" si continua.
"Ma c'è anche la follia utilizzata dai mafiosi come arma: dare del 'matto' ai nemici, a giudici o a pentiti, per screditarli. Come nel caso di Leonardo Vitale, il primo vero pentito di mafia, che nel 1973 fece nomi e cognomi di Cosa Nostra. Fu accusato di essere matto, chiuso in manicomio e di fatto 'disinnescato', prima di essere ucciso, dopo anni di torture e vessazioni che lo avevano reso psicologicamente instabile. La sua morte, nel 1984, fu un monito a quanti si apprestavano a collaborare con la giustizia nei primi anni Ottanta, gli anni in cui Tommaso Buscetta stava raccontando al giudice Falcone i segreti di Cosa Nostra. 'Il mafioso – conclude il giornalista Enrico Bellavia – è un matto che finge di essere matto per poter continuare la propria follia'" si espone infine.

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