le notizie che fanno testo, dal 2010

Rai 5 seconda serata 9 dicembre: web, schiavitù e libertà a "Lo stato dell'arte"

"La storia degli ultimi due secoli sembra aver dato ragione al Grande Inquisitore: l'esaltazione con cui l'umanità parte per le guerre, la passione per i regimi autoritari, il desiderio di conformità nella vita quotidiana, la credulità, sono state confermate dalla modernità e dalla società della comunicazione, e ora, in forma potentissima, dalla mobilitazione totale introdotta dal web. A 'Lo stato dell'arte', il programma di Rai Cultura in onda mercoledì 9 dicembre alle 23.15 su Rai5", si illustra in una nota della tv di Stato.

"La storia degli ultimi due secoli sembra aver dato ragione al Grande Inquisitore: l'esaltazione con cui l'umanità parte per le guerre, la passione per i regimi autoritari, il desiderio di conformità nella vita quotidiana, la credulità, sono state confermate ed esaltate dalla modernità e dalla società della comunicazione, e ora, in forma potentissima, dalla mobilitazione totale introdotta dal web. Perché il digitale ci mobilita ed esercita un potere normativo su di noi" spiega in una nota la Rai.
"Vogliamo davvero essere liberi? Oppure dobbiamo rassegnarci alle 'catene'? Aveva ragione Kant, secondo il quale vogliamo la sottomissione, ma, con una forza maggiore possiamo volere la liberazione? O, come sostengono i pensatori reazionari, l'umanità ama le catene molto più di quanto non ami la libertà? A 'Lo stato dell'arte', il programma di Rai Cultura in onda mercoledì 9 dicembre alle 23.15 su Rai5, Maurizio Ferraris ne parla con Alberto Romele, ricercatore in filosofia e cultura digitale presso l'Università di Porto e ricercatore associato all'Università di Tecnologia di Compiègne, e Fabio Merlini, direttore dell'Istituto Universitario Federale per la formazione della Svizzera italiana" prosegue la tv di Stato.
"Secondo Romele tutti gli apparati, tecnologie digitali incluse, possono essere totalizzanti. Se ci poniamo, quindi, in uno stato di servitù lo facciamo per nostra volontà: non siamo ingannati, vogliamo essere sottomessi e sorvegliati. E la via di fuga a questa sottomissione non è, a suo avviso, la distinzione tra cultura e tecnica, ma piuttosto una maggiore conoscenza tecnica, più adeguata ai tempi, perché non si tratta mai di fuggire gli apparati socio tecnici, ma di abitarli diversamente. Merlini ritiene, invece, che l'alienazione sia temporanea, intergenerazionale, e valga per chi è cresciuto in una cultura e deve confrontarsi con una cultura nuova. Ogni passaggio impone una selezione, e bisogna essere consapevoli di ciò che si acquisisce di nuovo, ma anche di che cosa si perde. Spesso chiamiamo 'alienazione' gli effetti che una tale perdita hanno su di noi. Per ciò che riguarda in particolare l'uso delle tecnologie, vi è talvolta un potere che sfugge al nostro controllo: il potere di una seduzione irresistibile" viene illustrato in conclusione nel comunicato.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: