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Giornalisti minacciati dalla mafia: a "Cose nostre" la storia di Amalia De Simone

"Sarà la giornalista e videomaker Amalia De Simone la protagonista della puntata di 'Cose nostre', il nuovo programma di Rai1 che racconta la vita dei giornalisti minacciati dalle mafie, in onda sabato 23 gennaio alle 24.00 su Rai1", viene reso pubblico con un comunicato della tv pubblica.

"Il reportage sulla Terra dei Fuochi e il lavoro serrato sul clan dei Casalesi, la scoperta dei rapporti oscuri tra clan, politica ed economia e le denunce sul mercato della droga della camorra, l'impegno come direttrice di Radio Siani e i documentari Rai per 'La storia siamo noi', fino al lavoro di videoreporter d'inchiesta per Corriere.it che - dalla Campania - l'ha portata a occuparsi anche di terrorismo internazionale" pubblica in una nota la tv di Stato.
"Sarà la giornalista e videomaker Amalia De Simone la protagonista della puntata di 'Cose nostre' - viene puntualizzato inoltre -, il nuovo programma di Rai1 che racconta la vita dei giornalisti minacciati dalle mafie, in onda sabato 23 gennaio alle 24.00 su Rai1. 'Cose nostre', attraverso il punto di vista di Amalia De Simone, accenderà i riflettori su alcune delle vicende più oscure del Mezzogiorno. Racconterà la storia passata e presente dei villaggi turistici abbandonati di Castelvolturno (Caserta), simbolo dello sviluppo mancato della Campania e divenuti luogo di degrado, povertà e criminalità. E' in quel pezzo d'Italia, infatti, che vivono i cosiddetti invisibili, gli immigrati irregolari in cerca di un tetto e di un lavoro."
Si prosegue: "Ed è proprio sul litorale Domizio che ha messo le sue basi la mafia nigeriana che - nel silenzio dei media - traffica droga e gestisce il mercato della prostituzione ed è riuscita a costruire importanti collaborazioni con la camorra e persino con alcune organizzazioni terroristiche internazionali come l'Isis e Boko Haram."
Si fa sapere poi: "Nel corso della puntata, 'Cose nostre' ripercorrerà inoltre la storia drammatica della strage di San Gennaro che proprio a Castelvolturno ha visto il clan dei Casalesi organizzare un blitz e uccidere sei migranti e un cittadino italiano. Era la sera del 18 settembre 2008: un fatto gravissimo a cui la comunità straniera di Castelvolturno rispose con una rivolta imponente capace di conquistare le pagine dei giornali di tutto il mondo."
"In un percorso lungo cinque puntate, 'Cose nostre' mostra l'Italia da un nuovo e originale punto di osservazione e accende l'attenzione sul lavoro e le difficoltà di chi svela vicende di criminalità, corruzione e poteri illegali nel nostro Paese e che, per questa ragione, è costretto a subire i tentativi di condizionamento delle mafie" si continua.
"È un rapporto molto difficile quello tra buon giornalismo e clan. Un fenomeno molto preoccupante - si illustra infine -, di cui di recente s'è occupata anche la Commissione Parlamentare Antimafia: sono state oltre 2000 in pochissimi anni (dal 2006 al 2014, secondo l'Osservatorio Ossigeno per l'informazione) gli episodi di violenza, intimidazione e minaccia nei confronti dei giornalisti italiani. Giornalisti che, nonostante tutto, grazie alla loro passione e al loro rigore professionale continuano nel loro lavoro prezioso di informare le cittadine e i cittadini."

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