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Gli italiani in Libia e fino alla fine dell'embargo: Rai Storia 26 febbraio

"Gli italiani che avevano lasciato la Libia da bambini, prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, si ricongiungono alle loro famiglie solo dopo la fine del conflitto. Ma la loro è una vita da 'profughi in ogni dove'. A 'Taliani - Gli italiani in Libia dal secondo Dopoguerra ai giorni nostri', che Rai Cultura propone venerdì 26 febbraio alle 21.30 su Rai Storia", viene spiegato in un comunicato dalla tv di Stato.

"Gli italiani che avevano lasciato la Libia da bambini, prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, si ricongiungono alle loro famiglie solo dopo la fine del conflitto. Ma la loro è una vita da 'profughi in ogni dove'" sottolinea in una nota la tv pubblica di Stato.
"Perché la Libia è ormai un protettorato inglese - viene evidenziato -, e le autorità britanniche non vedono di buon occhio la presenza italiana. Forse perché gli inglesi hanno scoperto, in quello che durante il regime era stato definito 'uno scatolone di sabbia', grandi giacimenti di petrolio, l'oro nero di cui il sottosuolo libico è davvero ricco. Una pagina di storia riletta da documentario di Giuseppe Giannotti 'Taliani - Gli italiani in Libia dal secondo Dopoguerra ai giorni nostri', che Rai Cultura propone venerdì 26 febbraio alle 21.30 su Rai Storia. Entrata nell'orbita inglese, la Tripoli degli anni Cinquanta è diventata una città cosmopolita, in cui coesistono Ebraismo, Cristianesimo ed Islam. Gli italiani conservano con la loro ex-colonia un rapporto profondo, ancora solido: restano validi i contratti stipulati nel ventennio fascista e molti coloni godono, da proprietari terrieri, di un relativo benessere."

Si fa sapere: "Poi, nel 1969, dopo l'ennesimo compromesso di Re Idris I con le multinazionali del petrolio, monta la protesta nazionalista dei 'giovani libici', guidati da uno sconosciuto ufficiale di 27 anni, un figlio del deserto di nome Mu'ammar Gheddafi."
"In poco tempo e senza spargimento di sangue, il colonnello costringe alla resa il contingente inglese e proclama la Repubblica Araba Libica. Poco dopo, Gheddafi chiede all'Italia di riconoscere i crimini commessi dal colonialismo, ma il suo appello resta inascoltato. E così, il 21 luglio del 1970, il Consiglio del comando della rivoluzione promulga una legge ai danni della comunità italiana: confisca di tutti i beni mobili e immobili ed espulsione immediata. Negli anni a seguire i rapporti tra i due paesi restano a lungo tesi, anche causa del ruolo di primo piano giocato da Gheddafi nel sostegno al terrorismo internazionale di matrice islamica" si prosegue.
Si comunica infine: "Tra conflitti sventati in extremis, rotture diplomatiche e accordi sottobanco Italia e Libia restano in rapporti difficili fino al 6 ottobre 2004, quando il Presidente della Commissione europea Romano Prodi ed il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ratificano la fine dell'embargo con la Libia. È la fine di un incubo che ha tenuto per oltre 30 anni migliaia di italiani lontani dalla terra in cui sono nati."

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