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Fitto: Grexit è via da tentare. Italia dica no a piano di riforma Eurozona

Raffaele Fitto anticipa che "è il momento di dire alcune verità scomode" che sintetizza con la formula 'né con Tsipras né con la Merkel'. Il leader dei Conservatori e Riformisti commenta la crisi greca e sostiene che "una 'Grexit' controllata, un'uscita in qualche modo 'gestita' e negoziata, è oggi una via da tentare", chiarendo al contempo che l'Italia deve dire "no" al piano di riforma dell'Eurozona che "cancellerebbe di fatto anche gli ultimi pezzi di sovranità economica e fiscale nazionale".

"E' il momento di dire alcune verità scomode, che sintetizzo con la formula 'né con Tsipras né con la Merkel' "annuncia sul suo blog Raffaele Fitto, commentando le ultime vicende sulla crisi greca. L'ex forzista spiega quindi: "Tsipras ha condotto l'ultima campagna elettorale greca con promesse impossibili: mantenere una delle burocrazie pubbliche più costose e uno dei sistemi pensionistici più costosi, a spese di qualcun altro, cioè dei creditori. Tutto ciò era ed è impensabile e inaccettabile. - aggiungendo - E' vero che, nel breve periodo, un'uscita della Grecia sarà davvero molto dolorosa per Atene, specie per quei cittadini greci che, avendo mantenuto i propri risparmi in patria, li vedranno molto ridimensionati nel loro valore. Ma una 'Grexit' controllata, un'uscita in qualche modo 'gestita' e negoziata, è oggi una via da tentare, nelle condizioni date, e dopo i drammatici errori di Atene e di Berlino-Bruxelles".

Il leader di "Conservatori e Riformisti" osserva d'altra parte che "la gestione della crisi da parte di Berlino-Bruxelles mostra tutta intera l'inadeguatezza dell'attuale leadership europea: tra minacce, 'cerotti' e scadenze sempre rinviate, quello che emerge è che non c'è stata nemmeno la capacità di trovare una soluzione seria per l'equivalente del 2% dell'area euro. Figurarsi se un domani venissero al pettine problemi più gravi". Raffaele Fitto chiarisce quindi: "Per ciò che riguarda l'Italia e il nostro rapporto con l'Europa, dobbiamo dire no una nuova, definitiva gabbia nella quale rinchiuderci (e impoverirci). Il piano di riforma dell'Eurozona di cui leggiamo da giorni alcune anticipazioni cancellerebbe di fatto anche gli ultimi pezzi di sovranità economica e fiscale nazionale: prima saremmo chiamati a perseverare nelle politiche miopi e autolesioniste dell'austerità, anzi a inasprirle, poi ci verrebbe concessa la tanto sospirata 'solidarietà', cioè un poco di assistenzialismo". "Noi Conservatori e Riformisti diciamo tre NO chiari e forti: - specifica Fitto - NO a un'ulteriore cessione di sovranità senza aver prima messo in discussione e rinegoziato vincoli e politiche che già oggi, in violazione dei trattati, ci impediscono di tornare a crescere; NO ad una unione fiscale ed economica, visto che siamo in presenza di un enorme deficit di controllo democratico che ormai anche i più euroentusiasti ammettono essere uno dei principali problemi dell'attuale architettura europea; NO a una gabbia che di fatto cristallizza la politica fiscale italiana su livelli elevatissimi (e insostenibili) di tassazione, spesa e debito, con scarsissimi margini di manovra per ridurli (una specie di sedazione profonda del paziente Italia a tutto vantaggio di Germania e Francia)".

Raffaele Fitto si dice certo che "possiamo esprimere una classe dirigente capace di risanare i nostri conti, rilanciare l'economia del nostro Paese e recuperare le posizioni perdute in Europa" specificando però che "conservare la sovranità fiscale residua è conditio sine qua non per riuscirci", e ricorda: "Le responsabilità della crisi in cui ci troviamo sono anche nostre (non è solo colpa dell'Ue o della Germania, ovviamente), ma da Berlino-Bruxelles ci viene proposto di rinunciare alla nostra sovranità fiscale ed economica, e con essa all'opportunità di risollevarci con i nostri sforzi, per ricevere in cambio una garanzia europea sul nostro debito pubblico di cui non abbiamo bisogno, perché con le giuste politiche siamo in grado di onorarlo e ridurlo, e la polpetta avvelenata dell'assistenzialismo. Uno scambio decisamente iniquo e umiliante. Perché ci vogliono così: con le mani legate, per non ritrovarsi un domani con una crisi greca moltiplicata per dieci, ma anche indebitati e non troppo competitivi. Una prospettiva malinconica, penosa, alla quale non possiamo arrenderci". Per il leader di Conservatori e Riformisti, quindi, "è l'impostazione di fondo ad essere sbagliata: - concludendo - per noi, perché ci ruba il futuro, ma anche per l'Europa, perché accentuerebbe la tendenza verso un Nord/Centro Europa ricco e produttivo e un Sud Europa che, se fa il bravo, viene aiutato ad adagiarsi sull'assistenza altrui, anziché a crearsi da sé nuove opportunità. Lo stesso approccio che ha fallito con il Mezzogiorno d'Italia".

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