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Vilipendio al Capo dello Stato: rimane il carcere, anche se pene ridotte

Il Senato modifica l'articolo 278 del codice penale che norma il vilipendio al Capo dello Stato, che rimane però ancora un "reato di opinione". Il carcere per vilipendio al Capo dello Stato è stato infatti solo ridotto da 5 a 2 anni, condanna che dovrebbe essere applicata solo se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato. Per tutte le altre critiche al Presidente della Repubblica, invece, la nuova norma prevede una multa da 5.000 a 20.000 euro.

Il vilipendio al Capo dello Stato rimane ancora un "reato di opinione" nonostante il Senato abbia approvato oggi una modifica all'articolo 278 del codice penale. Con 195 sì, 3 astenuti e 21 no il Senato approva infatti il disegno di legge che va a normare l'offesa all'onore o al prestigio del Presidente della Repubblica. Con la norma legge, che deve ancora passare il vaglio della Camera, il carcere per vilipendio al Capo dello Stato è stato ridotto da 5 a 2 anni (con la possibilità della sospensione condizionale della pena), condanna che dovrebbe essere applicata solo se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato. Per tutte le altre critiche al Presidente della Repubblica, invece, la nuova norma prevede una multa da 5.000 a 20.000 euro. Solo Lega Nord e Sinistra ecologia e libertà hanno votato contro tale provvedimento. Il senatore di Sel, Peppe De Cristofaro, in Aula infatti ricorda: "La nostra Costituzione tutela la libertà di pensiero, di opinione, di espressione e di manifestazione, ma nel codice penale sopravvivono ancora reati che puniscono tale libertà. - e denuncia - Conservare la previsione del carcere per un reato come il vilipendio è quanto di più miope si possa immaginare". De Cristofaro evidenzia quindi che il testo entrato in Commissione giustizia prevedeva invece di abrogare l'articolo 278 del codice penale, chiarendo che "la detenzione non può essere la risposta dello Stato nei confronti di ogni tipo di reato" poiché "il ricorso alla pena detentiva deve costituire un'extrema ratio riservata ai reati che creano maggiore allarme sociale, alle condotte che creano effettivi e concreti danni alla collettività o ai singoli".

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