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Nobel all'Unione Europea: la pace senza sovranità nazionale?

Premiata con il Nobel della Pace l'Unione Europea perché da "continente di guerra" è diventato "uno di pace", in piena però guerra finanziaria e con gli Stati che vi aderiscono che hanno perso progressivamente parte della loro sovranità nazionale.

Tra le motivazioni che hanno portato a premiare con il Nobel della Pace l'Unione Europea c'è il fatto che l'UE avrebbe contribuito a portare maggior democrazia negli Stati che oggi ne fanno parte. Eppure, più di un osservatore in quest'ultimo periodo, tra cui illustri economisti, affermano che a partire dal Trattato di Maastricht del 1992 e fino ad arrivare al Fiscal Compact del 2012, gli Stati aderenti all'UE hanno perso progressivamente sempre di più la propria sovranità nazionale, soprattutto in campo economico.

"Lo Stato esercita, per conto del popolo, le sovranità essenziali al funzionamento della democrazia, fra cui rivestono primaria importanza le sovranità di politica monetaria, economica, fiscale e sociale, gestite all'interno dell'istituzione Stato dal Governo eletto dal popolo. Svuotare lo Stato, quindi il popolo e il Governo, di tali sovranità, significa, e comporta, privarlo della sovranità stessa, in quanto lo si priva della facoltà e del potere di determinare il destino della nazione, compromettendone l'esistenza nella prosperità, nella pace e nella coesione sociale, esponendola a devastanti derive anti democratiche, e a impoverimento e sfruttamento criminoso da parte di forze speculative esterne ed interne" spiegava per esempio il giornalista Paolo Barnard nell'esposto presentato contro Giorgio Napolitano, Mario Monti, Mario Draghi e tutti i membri del governo e del Parlamento per aver "attentato alla Costituzione dello Stato italiano".

Anche per l'economista Stefano Zamagni, intervistato nel novembre scorso da Radio vaticana, l'Italia sta attraversando una "temporanea sospensione del principio democratico", periodo iniziato con l'arrivo di Mario Monti a Palazzo Chigi (un tecnico mai eletto da nessun cittadino) per "combattere" quella che viene definita da molti una vera a propria guerra finanziaria all'interno dell'Unione Europa. La Grecia, in particolare, sembra infatti essere la prima illustre vittima di questa guerra economica, "prigioniera" della cosiddetta troika (UE, BCE, FMI) che in cambio di aiuti economici ottiene cessione di sovranità. Non si comprende quindi come da una parte si possa applaudire l'economista francese Jean-Paul Fitoussi, ospite sul palco di Rock Economy di Andriano Celentano, quando dice che stiamo vivendo, in Europa, sotto una "dittatura" e dall'altra consegnare a quella stessa Istituzione un Nobel della Pace. D'altro canto il segnale appare chiaro, e cioè non interrompere quel processo di trasformazione che avrebbe portato l'Europa a diventare da "un continente di guerra ad uno di pace", come sostiene il Comitato norvegese per il Nobel.

"L'Unione europea è qualcosa di molto prezioso e dobbiamo tenerla cara per il bene degli europei e di tutto il mondo" afferma infatti raggiante il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, mentre la cancelliera tedesca Angela Merkel ricorda che "l'euro è più di una moneta" e che "in queste settimane, in questi mesi, si sta lavorando per rafforzarlo". Tra i politici italiani forse quelli più entusiasti per questo Nobel per la Pace all'Unione Europea sono quelli del Partito Democratico. Il capodelegazione e il vice capodelegazione del PD al Parlamento europeo, David Sassoli e Andrea Cozzolino, ne approfittano per invitare tutti a dare infatti "nuovo slancio al processo di costruzione degli Stati Uniti d'Europa", e a loro fa eco anche il leader del partito, Pier Luigi Bersani, dichiarando: "In questo momento di grande crisi economica, in cui proprio l'Europa rischia di essere l'epicentro, è necessario che noi europei ritroviamo tutti insieme il senso profondo della nostra comunità, cui ci richiama il premio Nobel per la Pace, e lo si sostenga con una iniziativa volta a creare lavoro, a favorire la crescita e a rilanciare con forza il sogno che ci dobbiamo impegnare a far diventare realtà: gli Stati Uniti d'Europa". Anche il vicepresidente della Camera Rosy Bindi sottolinea come il Nobel debba essere "raccolto come un impegno forte a costruire una politica estera europea comune" per "avere una voce sola nel mondo". "Il premio Nobel per la Pace assegnato all'UE è un segnale forte dell'importanza del progetto Europa e della necessità di completare l'Unione Europea realizzando la federazione degli Stati Europei" commenta anche il candidato alle primarie del PD Sandro Gozi.

"Progetto Europa" che pare essere iniziato nelle stanze (chiuse) del Bilderberg del 1955, quello tenutosi a Garmisch-Partenkirchen, Germania Ovest, quando l'elite del mondo di allora discusse dell'unità europea come riporta anche il sito ufficiale del meeting, e dove si decise, circa 40 anni prima della firma del Trattato di Maastricht, l'introduzione della moneta unica, come ci rivela però WikiLeaks. Non dovrebbe stupire quindi la passione che sembra animare il PD per gli Stati Uniti d'Europa, visto che il suo vicepresidente, Enrico Letta, ha partecipato all'ultima riunione a porte chiuse del Bilderberg proprio "per rilanciare con grande determinazione l'invito a compiere i passi necessari (e indispensabili) verso gli Stati Uniti d'Europa", come scrive su Facebook.

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