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Nobel Pace: Cina boicotta cerimonia, 6 Stati non vanno

Il prossimo 10 dicembre ad Oslo vi sarà la cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Pace, ma quest'anno vi è il forte rischio che a presenziare siano davvero in pochi, il che è indicativo dello stato di civiltà e indipendenza politico-economica in cui versa il pianeta.

Il prossimo 10 dicembre ad Oslo vi sarà la cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Pace, ma quest'anno vi è il forte rischio che a presenziare siano davvero in pochi, il che è indicativo dello stato di civiltà e indipendenza politico-economica in cui versa l'intero pianeta.
E' infatti probabile che né Liu Xiaobo, il dissidente cinese in carcere che ha ricevuto il Nobel per la lotta per una Cina democratica, né nessun altro della sua famiglia potrà essere presente alla cerimonia di consegna del Premio. Stando alle ultime notizie, la moglie Liu Xia sarebbe ancora "detenuta illegalmente agli arresti". Ma ad aggravare la situazione è anche il fatto che la Cina abbia montato una campagna per sabotare la cerimonia, tanto che alla Reuters Geir Lundestad, segretario del Comitato norvegese per il Nobel, ha affermato: "Non so di nessun altro Paese che ha lavorato così tanto e in modo diretto per convincere gli ambasciatori a stare lontano dalla cerimonia dei Nobel". La Cina, ormai diventata una superpotenza, può permettersi d'altronde di intimidire tutti quei Paesi che dipendono da lei sia per interessi commerciali sia perché debitori (avendo acquistato titoli di debito pubblico di parecchi Stati, anche europei). E infatti al 15 novembre, data limite per confermare la partecipazione alla cerimonia del Premio Nobel, "36 ambasciatori hanno accettato l'invito, sedici non hanno risposto e sei hanno rifiutato", spiega sempre Lundestad. Tra i partecipanti ci saranno Francia, Regno Unito, Germania, Stati Uniti e anche l'Italia mentre i rifiuti sono giunti, oltre che dalla Cina, anche da Russia, Kazakistan, Cuba, Marocco e Iraq.
Geir Lundestad e il ministero degli Esteri della Norvegia fanno sapere di aver confermato l'invito a partecipare anche a Aung San Suu Kyi, la dissidente birmana appena rilasciata dagli arresti domiciliari, vincitrice del Premio Nobel nel 1991 ma che non ha mai potuto ritirare.

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