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Accordo Pomigliano: non si tratta sui diritti

L'accordo con la Fiat è stato siglato dal Fim, Uilm, Fismic e Ugl e il 22 giugno ci sarà il referendum. Il no della Fiom perché viola leggi costituzionali, come il diritto allo sciopero.

Il Presidente del Senato Renato Schifani afferma che "non è più il tempo del no o della fuga", riferendosi a Pomigliano e alla Fiom, contraria all'accordo stipulato dalla Fiat con gli altri sindacati. Per Schifani Pomigliano non deve chiudere e sottolinea che "serve un sforzo comune ed un sano realismo" per salvare l'occupazione, concludendo che sarà "un banco di prova per tutti". Bisogna però vedere cosa si intende per banco di prova. Ieri l'accordo col Lingotto è stato siglato dal Fim, Uilm, Fismic e Ugl e il 22 giugno ci sarà il referendum dei lavoratori di Pomigliano, che dovranno accettare o meno l'accordo. Per l'Italia dei Valori questo è un vero e proprio ricatto, perché non si dovrebbe scegliere tra perdere il lavoro o annullare tutti i diritti conquistati con dure lotte sindacali. Infatti la Fiom dice "no" perché l'accordo prevederebbe la violazione di alcune leggi, anche costituzionali. Tra queste il diritto allo sciopero. E poi questo tipo di soluzione, se venisse accettata, potrebbe diventare lo standard per tutte le altre aziende. Ma nel 2010 il diritto al lavoro e la rivendicazione dei propri diritti sul lavoro non dovrebbero nemmeno essere messi in discussione. Il messaggio che invece si cerca di insinuare è che "è già tanto che hai un lavoro". Ma l'uomo non è nato per essere schiavo.

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