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Scuola Diaz, sentenza slitta 5 luglio. Ma mancano scuse da istituzioni

Slitta al 5 luglio la sentenza della Cassazione sul blitz alla scuola Diaz, nel corso del G8 di Genova del 2001. Ma la mamma di una ragazza picchiata ricorda come nessuna istituzione, nemmeno il Presidente della Repubblica, ha mai pronunciato una parola di scusa per quanto successo, al di là del verdetto.

La quinta sezione penale decide di far slittare al prossimo 5 luglio il verdetto della Cassazione sul processo per le violenze della polizia alla scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova, che vede come imputati 25 agenti e funzionari.
Il cambio di data è dovuto al fatto che le arringhe difensive delle parti stanno richiedendo più tempo del previsto.
Tra queste, la difesa del capo dello Sco, imputato nel processo per l'irruzione alla scuola Diaz e condannato in appello 3 anni e 8 mesi, che afferma che non si possono "negare le attenuanti generiche a chi ha arrestato Provenzano, Santapaola, Madonia, e ha il merito di aver condotto nei giorni scorsi l'operazione a Brindisi che ha portato all'arresto di Vantaggiato".
Il legale quindi aggiunge: "Non si può ravvisare un falso in un verbale firmato anche se non si è assistito alle operazioni. La firma al buio avviene sempre, alla Diaz si è intervenuti su 4 piani di scuola. Come era possibile assistere a tutte le operazioni?".
Davanti al Palazzaccio, invece, la mamma di una ragazza picchiata nel corso del blitz alla scuola Diaz, la signora Enrica Bartesaghi, anche presidente del "Comitato verità e giustizia per Genova", che sottolinea ai microfoni di Repubblica.tv come "questo nuovo rinvio perpetua il sentimento di profonda ingiustizia che pervade tutte noi, vittime dirette o indirette di quella tragica notte - aggiungendo - Chiediamo con forza che le istituzioni, il Presidente della Repubblica, il ministro degli Interni, il Capo della Polizia, abbiano per noi una parola di scusa, mai arrivata in questi 11 anni di attesa. E' comunque doveroso al di là della sentenza della Cassazione, abbiamo aspettato anche troppo".
La mamma della ragazza sottolinea poi come "l'avvocatura dello Stato non è stata in questi anni accanto a noi, come dovrebbe essere come parte civile per quelle che sono state le vittime. Ma è stata dall'altra parte, dalla parte degli imputati prima e dei condannati dopo, e questo lo ritengo indegno per un Paese Civile".

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