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Giorno della Memoria, Pietro Grasso: non basta ricordo, ora serve verità

In occasione del Giorno della Memoria, Pietro Grasso ammette che il solo "il ricordo non basta" perché "è necessario accompagnarlo alla volontà esplicita di conoscere tutte le verità, anche quelle rimaste nascoste e di capire perchè non sia stato possibile fare completa luce sulle stragi". Grasso avverte poi che bisogna "porre un limite insuperabile a qualsiasi forma di violenza (armata, fisica od anche verbale)".

"Voi rappresentate il passaggio tra il ricordo e il futuro" dice il Presidente del Senato Pietro Grasso a Palazzo Madama, in occasione del Giorno della Memoria in cui si vogliono ricordare le vittime del terrorismo e della criminalità che "sono numerosissime". Piero Grasso infatti sottolinea: "Ci riferiamo non solo a coloro che sono caduti nell'esercizio del proprio lavoro e nella ricerca della verità; non solo a coloro che sono morti nell'adempimento del proprio dovere, come il personale di pubblica sicurezza, che ha la funzione di proteggere le istituzioni e i cittadini; non solo alle vittime colpite nella propria quotidianità, colpevoli soltanto di trovarsi per le strade e per le piazze delle proprie città nel momento sbagliato: ci riferiamo anche alle vittime morali del terrorismo, a chi ha sopportato il fardello della violenza subita, dell'impotenza, della frustrazione".

Pietro Grasso sottolinea però che solo "il ricordo non basta: è necessario accompagnarlo alla volontà esplicita di conoscere tutte le verità, anche quelle rimaste nascoste e di capire perchè non sia stato possibile fare completa luce sulle stragi", e questo per "alcuni irrinunciabili motivi" tra cui "dare giustizia alle famiglie che hanno subito la perdita dei propri cari, affermare che lo Stato è stretto attorno a loro non solo nel più sentito cordoglio, ma anche nella ricerca della verità" e "rendere consapevoli i nostri giovani che con lo spirito di unità, con il senso dello Stato, si vince sempre".

Pietro Grasso ricorda come "la stagione terroristica in Italia inizia con la strage di piazza Fontana: era il 12 dicembre del 1969. Lo sgomento di quei giorni è intatto nella nostra memoria. - sottolineando - Da quel momento una lunga teoria di attentati insanguinò le strade e le piazze del nostro Paese, lacerandone l'identità culturale. Un coacervo di forze che in quegli anni aveva come scopo la destabilizzazione e l'eversione". Il Presidente del Senato spiega poi come "la scelta della data per 'il Giorno della memoria' è caduta sull'anniversario dell'assassinio di Aldo Moro perché quella decisione spietata, che portò dopo 54 giorni di prigionia all'uccisione del Presidente della Democrazia Cristiana, ha rappresentato un momento di condivisa presa di coscienza da parte dello Stato. Quello Stato che, purtroppo, solo allora, capì che la reazione non poteva più tardare" perché "le Brigate rosse avevano colpito il perno del sistema politico e istituzionale su cui poggiava la democrazia. Moro divenne la vittima simbolo di un sistema, fu la tragedia non solo della perdita di un alto rappresentante delle Istituzioni ma di tutto il Paese".

Pietro Grasso quindi promette: "Da Presidente del Senato, da cittadino e da uomo delle istituzioni mi impegno a fare quanto possibile nel mio ruolo per accertare pienamente la verità, certo di poter contare su un corrispondente impegno del Governo, del Parlamento, di tutte le istituzioni democratiche e fiducioso negli strumenti in nostro possesso" ed aupica che "il Parlamento, qualora approvi i disegni di legge già presentati per istituire la Commissione bicamerale d'inchiesta sul fenomeno mafioso, possa estenderne le competenze anche ad altre stragi di qualsiasi estrazione rimaste irrisolte". Il Presidente del Senato evidenzia che "se le forze del male si compattano, lo Stato deve poter rispondere con altrettanta compattezza e forza per scongiurare ogni rischio di riproduzione di quei fenomeni che tanto sono costati alla democrazia e agli italiani e che tanto potrebbero costare ai nostri figli" precisando però che "oltre a cercare la verità, occorre rafforzare la cultura della convivenza pacifica, della tolleranza politica, culturale e religiosa, ribadire le regole democratiche, i principi, i diritti e i doveri sanciti dalla Costituzione" e questo si deve "fare lottando quotidianamente, con coraggio e determinazione, confortati dalla speranza che si può cambiare, che si può e si deve agire per costruire una società migliore. - aggiungendo - Si può migliorare, ne sono profondamente convinto. Credo che con la forza di tutti si possa fare molto".

Pietro Grasso chiarisce infine che è necessario "porre un limite insuperabile a qualsiasi forma di violenza (armata, fisica od anche verbale)" perché "non possano esistere ragioni di dissenso politico o di tensioni economiche e sociali che giustifichino in alcun modo il ricorso alla forza, ad atti di ribellione o di protesta violenta, che rischino di trasmodare e di generare terrore in cittadini indifesi ed innocenti". Parole poi riprese anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intervenuto a Palazzo Madama dopo Piero Grasso, quando dice che bisogna "smetterla" di identificare i Palazzi del Parlamento come "i palazzi del potere, secondo una oscura definizione" perché "abbiamo imparato che la violenza va combattuta, va fermata, va scongiurata prima che si trasformi in eversione e distruzione. - aggiungendo - E penso che in questo momento non possiamo essere tranquilli di fronte al riemergere di estremizzazioni violente, anche soltanto sul piano verbale o sul piano della propaganda politica".

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