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Bersani verso 2013: tra primarie e alleanze. Il PD del dopo Bilderberg

Pier Luigi Bersani guarda alle politiche del 2013, per le quali il Partito Democratico deve riconquistare consenso. Le proposte

del segretario del PD, quello del dopo Bilderberg 2012 a cui ha partecipato il vicesegretario Enrico Letta.

Pier Luigi Bersani traccia la nuova linea che il Partito Democratico dovrà seguire per riacquisire quella fetta di elettorato perso in questi ultimi anni, soprattutto dopo la grande allenza con Pdl e Udc sorta per sostenere il governo Monti.

Nonostante frage del PD chiedono di andare ad elezioni anticipate, ad ottobre, Bersani conferma però l'assoluta fedeltà a Mario Monti, perché "abbiamo detto Prima di tutto l'Italia", come spiega in una intervista di pochi giorni fa al TG1, durante la quale ha precisato: "Non abbiamo la maggioranza in Parlamento, tuttavia voglio dirlo chiaramente: anche se non tutto quello che fa questo governo ci piace e in alcuni casi faremmo diversamente, manterremo il nostro patto, e andiamo avanti fino al 2013".

Anche nel corso dell'intervento nella riunione odierna dell'ufficio di presidenza del partito, Pier Luigi Bersani ribadisce che per il Partito Democratico "la legislatura si chiude nel 2013 - aggiungendo - Sappiamo che non è tutto nelle nostre mani e vediamo segnali di instabilità che però non vengono da noi. Se è vero che i conti devono tornare è anche vero che questo è possibile anche senza approcci ragionieristici che vedo troppo spesso".

Su questo punto, quindi, Bersani non discute, lasciando intendere che bisogna approfittare dei mesi a venire per "muoversi" ed non lasciar "erodere il consenso" che ha ancora il PD, spiegando: "Lo investiremo rischiando qualcosa, come succede sempre per un investimento".

Naturalmente, parlare di "investimenti rischiosi" nel bel mezzo di una crisi economica "pilotata" soprattutto dai mercati non è sembrata a qualcuno una uscita proprio felice.

L'intero discorso di Bersani è quindi focalizzato sulla riconquista del consenso, spiegando che il "punto principale della questione" sta "nella faglia che si è aperta fra grande parte dei cittadini e il sistema e che nel profondo è un bisogno di sentirsi comunità e l'impossibilità di esserla: perché la grande traduttrice, colei che traduce l'individuo nella comunità, e cioè la politica, ha ormai un suono che tantissima gente non sente".

Per questo motivo, Pier Luigi Bersani elenca i tre punti cardine la "rivoluzione" del PD:



Primo punto: cambiare la legge elettorale.

Bersani chiude definitivamente le porte al semipresidenzialismo, proposta lanciata da Silvio Berlusconi. "Noi siamo per un sistema parlamentare riformato, semplificato e rafforzato, per un ruolo forte del Governo e per una preziosa funzione di equilibrio del Presidente della Repubblica - precisa Bersani - per noi il doppio turno di collegio ha una sua rinnovata attualità, dal punto di vista della percezione dei cittadini, della chiarezza politica, del contributo che può dare in termini di composizione e quindi di governabilità. O è così o ci teniamo il porcellum".



Secondo punto: patto tra democratici e progressisti.

L'appello è rivolto, specifica Pier Luigi Bersani, "non solo ai Partiti di un centrosinistra di governo ma ad Associazioni, Movimenti, Liste Civiche, Sindaci e Amministratori, Singole personalità che si riconoscono nel campo democratico e progressista". L'idea del segretario del PD è quella di stilare una sorta di "Carta di intenti per la ricostruzione e il cambiamento".



Chiarimenti da Beppe Grillo e Antonio Di Pietro

Anche per questo, Bersani propone "un centrosinistra di governo aperto ad un patto di legislatura con forze democratiche e civiche moderate. Un patto tra progressisti e moderati per ricostruire il Paese che non equivale certo a una ammucchiata".

Rivolgendosi poi a Beppe Grillo, e al suo MoVimento 5 Stelle, Bersani chiede: "Noi non abbiamo nessuna guerra da fare ma a questo partito è consentito chiedere chi è e cosa vuole fare, che significa non limitarsi alle proposte sulla raccolta differenziata ma dire qualcosa di più preciso". Si attende quindi la risposta di Beppe Grillo.

Ad Antonio Di Pietro, Bersani invece a detto chiaramente: "Decida se vuole insultarci e attaccarci ogni giorno o fare l'accordo. Decida se vuole mancare di rispetto alle Istituzioni della Repubblica o fare l'accordo. Quelle cose assieme non possono stare. O l'una o l'altra".



Terzo punto: primarie aperte.

Procedere entro l'anno a primarie aperte per la scelta del candidato dei Progressisti e dei Democratici italiani alla guida del Paese. E' questo l'invito di Bersani, che annuncia la propria candidatura, promettendo però che il PD ha "nuove forze da mettere in campo, forze per un rinnovamento vero - aggiungendo - Questo mi fa dire che siamo nelle condizioni di mandare avanti persone nuove e sperimentate, e di mettere sulle loro spalle le responsabilità. Questo avverrà".



Prossima tappa: gli Stati Uniti d'Europa.

Parlando della crisi europea, Bersani invita la Germania "a muoversi e a prendere alcune decisioni" in tempo per il Consiglio Europeo di giugno, ribadendo che "l'uscita della Grecia dall'euro non è pensabile".

Anche se "un passo alla volta", l'idea del PD in politica estera sembra essere abbastanza chiara. Come disse anche nel corso della Festa Democratica Nazionale di Pesaro del settembre scorso, Bersani1 continua ad essere "d'accordissimo sugli Stati Uniti d'Europa".

Un'idea che alletta anche Romano Prodi, che in un'intervista al Sole 24 Ore proprio oggi afferma che "o si realizzano gli Stati Uniti d'Europa o l'Europa esce dalla storia", ma anche il vicesegretario nazionale del PD Enrico Letta, fresco di Bilderberg2 .

Su Twitter il 1 giugno scorso3 , ma anche in precedenza commentando le impennate dello spread tra BTP e Bund tedeschi, Enrico Letta ricordava ciò che "il PD dice da tempo: senza fare gli Stati Uniti d'Europa non ce la faremo".

Interessante venire a conoscenza però, attraverso documenti letti ed esaminati dalla BBC e poi rilasciati da WikiLeaks, che già nella riunione segreta del Bilderberg del 1955, tenutosi a Garmisch-Partenkirchen, Germania Ovest, l'elite mondiale del tempo discuteva in merito alla creazione della moneta unica euro, quindi quasi 40 anni prima che l'euro fosse stato ufficialmente introdotto nel Trattato di Maastricht del 1992.

La Rete al riguardo già mormora, e forse ci potrebbe essere anche qualcuno che potrebbe domandarsi quanto il PD di Bersani (e di Enrico Letta) sia stato illuminato dalle idee "all'avanguardia" del Bilderberd.

08/06/2012 | update: 08/06/2012
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