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Bersani sfida Beppe Grillo: o M5S vota fiducia o tutti a casa

Pier Luigi Bersani lancia una sfida a Beppe Grillo, ricordando che ora "dentro la casa" c'è anche il M5S e quindi dica "se vuole andare via anche lui o se è interessato a ristrutturarla". Bersani annuncia un programma di 7-8 punti, ma prima di votare le leggi, il M5S deve votare la fiducia. E Beppe Grillo conferma che non lo farà.

Pier Luigi Bersani cerca di trovare una soluzione per uscire dall'impasse governativa. Il leader del PD ha infatti i numeri alla Camera ma non al Senato, e per formare un governo ha bisogno che altre forze politiche, fuori dalla coalizione Italia Bene Comune, votino la fiducia. I conti fatti prima delle elezioni, infatti, si sono rivelati sbagliati, perché al PD non basteranno i seggi conquistati a Palazzo Madama dalla lista di Mario Monti. Ecco quindi che Pier Luigi Bersani cerca un appoggio dal MoVimento 5 Stelle, ma Beppe Grillo anche oggi dal suo blog chiude alla possibilità di un voto di fiducia. "I vertici del pdmenoelle si stanno comportando come dei volgari adescatori" afferma Beppe Grillo e questo perché Bersani apre al fatto che "sui ruoli istituzionali siamo pronti a esaminare tutti gli scenari". In altre parole, il PD cederebbe volentieri la presidenza della Camera e del Senato una al M5S e l'altra al PDL, mentre Pier Luigi Bersani conferma che da Giorgio Napolitano si candiderà come presidente del Consiglio. Ma Beppe Grillo ricorda ai suoi "attivisti", forse quelli più tentati dalle proposte del PD, che prima di candidarsi hanno sottoscritto che "i gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle non dovranno associarsi con altri partiti o coalizioni o gruppi se non per votazioni su punti condivisi". Tradotto, significa che "il M5S non darà alcun voto di fiducia al PD (nè ad altri)" come scritto il 27 febbraio da Beppe Grillo, ma potranno invece votare tutte quelle proposte (PD o PDL che siano) in linea con il loro programma.

Il problema, e che prima di votare delle leggi, si deve formare un governo. E per formare un governo bisogna dargli una fiducia. E forse non solo dopo. Nel corso di una intervista a La Repubblica, Pier Luigi Bersani annuncia infatti come intende muoversi fino al giorno fatidico del voto in Parlamento. "Mercoledì prossimo in direzione mi assumerò la responsabilità di formali fare la proposta di un governo di cambiamento, che segnali in modo netto il cambio di fase con sette-otto punti programmatici - spiega il segretario del PD - Il primo tema è l'Europa. Voglio che il prossimo governo ponga una questione dirimente, di cui ho parlato al telefono con Hollande l'altroieri: l'austerità da sola ci porta al disastro". Bersani poi spiega: "In sede europea, tutti devono mettersi in testa che il rientro dal debito e dal deficit è un tema che va spostato nel medio periodo: ora c'è un'altra urgenza assoluta, il lavoro. Il secondo tema è quello sociale. Il disagio è troppo forte, i comuni devono poter aprire sportelli di sostegno, bisogna sbloccare subito i pagamenti della PA alle imprese e introdurre sistemi universalistici negli ammortizzatori sociali. Il terzo tema è la democrazia. Il nuovo governo, immediatamente, deve dimezzare il numero dei parlamentari, abbattere gli stipendi al livello di quelli dei sindaci, varare leggi che regolino la vita dei partiti e non solo per i finanziamenti, che inaspriscano drasticamente le norme anti-corruzione e che regolino finalmente i conflitti di interessi".

La proposta di Bersani è quindi chiara: "Ciascuno di questi punti si tradurrà in un specifico disegno di legge, che giorno dopo giorno farò pubblicare in rete già da giovedì mattina - e ancora - Con questa piattaforma io mi rivolgo a tutte le forze politiche, per vedere chi è pronto ad assumersi le proprie responsabilità". Ma la forza politica a cui il PD si rivolge in particolare è proprio quella del MoVimento 5 Stelle, visto che Bersani chiarisce come "l'ipotesi delle larghe intese" con Silvio Berlusconi "non esiste e non esisterà mai". Il segretario del PD, quindi, non sembra volere l'appoggio del PDL, e lancia la sfida a Beppe Grillo: "Leggendo la nostra costituzione, votare legge per legge non è sufficiente, perché un governo nasce con un voto di fiducia o non nasce per niente. Ora sta a lui scegliere. Il cambiamento non lo fai con quelli che di una torta si vogliono mangiare solo la ciliegina. Il Paese va governato, non può essere lasciato allo sbando di fronte all'Europa e ai mercati". Beppe Grillo "può insultare finché vuole, ma deve venire in Parlamento a dirmelo - conclude Bersani - Gli lancio questa sfida. Il governo di cambiamento che propongo non risponde solo al sentire del suo popolo, ma anche del mio. Finora il suo slogan è stato 'tutti a casa'. Bene, ora che dentro la casa c'è anche lui dica con chiarezza se vuole andare via anche lui o se è interessato a ristrutturare la casa".

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