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Bersani: l'alternativa al PD è una palude. Noi siamo asse europeista

Nel corso dell'Assemblea Nazionale del PD, si sono discusse le regolae per le primarie del centrosinistra, cambiando però di fatto solo quella statutaria che riguarda il diritto del segretario ad essere il candidato premier. Pier Luigi Bersani, inoltre, ha chiarito che "l'alternativa al PD è la palude".

Aprendo l'Assemblea Nazionale del Partito Democratico che si è svolta a Roma, il segretario Pier Luigi Bersani chiarisce immediatamente che "senza il PD non c'è possibilità alcuna di mettere ordine alle prospettive del paese e suscitare la riscossa delle forze vitali chiamate a dare una risposta". Venire comunque a sapere che "l'alternativa al PD è la palude" ha probabilmente rasserenato molti, o almeno tutti coloro che pensavano che l'Italia annaspasse ormai in mezzo a ben altri pantani. Bersani ricorda infatti in che situazione versa il Bel Paese (facilmente prevedibile e non solamente attraverso lo studio della psicostoria di Isaac Asimov), sottolineando "il distacco tra cittadini e politica, la condizione economica-sociale più grave dal dopo guerra, i rischi di balcanizzazione del sistema politico, la crisi scomposta della destra e il sorgere di nuovi populismi" e ricordano quindi che "la crisi non è stata affatto risolta". A guidare fuori gli italiani da questa strada che sembra senza uscita, afferma risoluto Pier Luigi Bersani, sarà quindi proprio il PD, che fungerà da "bussola" e il cui ago punta diritto verso "la riforma della politica, la riscossa civica, i diritti, la moralità, la sobrietà e le regole", che rappresentano "le basi per il cambiamento". La stella polare del PD di Bersani, invece, è l'Europa, "condizione ineludibile per qualsiasi alleanza possibile di governo", come precisa il segretario del Partito Democratico. "Noi garantiamo piena affidabilità sull'asse europeista della politica" assicura Pier Luigi Bersani, chiarendo al tempo stesso che quindi anche "la credibilità e il rigore di Monti sono un punto di non ritorno". "Al tempo stesso - evidenzia però Bersani - c'è bisogno di riprendere una piena fisiologia democratica e politica: un diritto e un dovere per l'Italia per uscire dall'eccezionalismo di perenne instabilità". Una fisiologia democratica che cerca di darsi anche il PD, alle prese con le primarie. Nel corso dell'Assemblea Nazionale si è quindi votato per cambiare "la regola statutaria che riguarda il diritto del Segretario ad essere il candidato premier" come sottolinea lo stesso Bersani, chiudendo definitivamente le polemiche sorte intorno alla candidatura di Matteo Renzi, che ribadisce la sua fiducia nei confronti dell'attuale leader del Partito Democratico. Riguardo alle primarie, Pier Luigi Bersani insiste poi particolarmente su un punto, e cioè quello di "rendere effettivi strumenti che c'erano dagli albori dalle primarie, ma mai attuanti perché impossibili nel quadro organizzativo visto fin qui - spiegando - Quindi se un albo ci vuole dobbiamo fare un passo avanti per mettere in sicurezza questo strumento per il futuro. Certamente un elettore di centrodestra può cambiare idea, ma se viene alle primarie ce lo deve dire. Principio: chi partecipa riceve un mandato, si prende responsabilità e se viene si registra". La discussione sulla pre-registrazione e sugli ammessi al voto di ballottaggio (c'è chi infatti vorrebbe far votare solo chi è andato alle urne al primo turno delle primarie) è stata però rimandata ad un tavolo in cui siederanno gli alleati della coalizione. Nel corso dell'Assemblea Nazionale del PD, infatti, è stato dato mandato al Segretario di definire con gli alleati le regole per lo svolgimento delle primarie del centrosinistra.

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