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Scontri a Tripoli, Casini: Libia nel caos, meglio quando c'era Gheddafi

Proseguono gli scontri tra milizie rivali per il controllo dell'aeroporto di Tripoli (Libia), chiuso dal 13 luglio, e a farne le spese come sempre sono i civili. Ad oggi si contano almeno 47 morti. La comunità internazionale finora esprime solo "preoccupazione" mentre Pier Ferdinando Casini ammette: "Devo dire che aveva ragione Berlusconi: dovevamo opporci alla caduta di Gheddafi. Era sì un tiranno ma adesso in Libia non si capisce più niente, ci sono decine di tiranni".

Proseguono gli scontri tra milizie rivali per il controllo dell'aeroporto di Tripoli (Libia), chiuso dal 13 luglio, e a farne le spese come sempre sono i civili. Da quando sono iniziati i combattimenti, si contano almeno 47 persone uccise, e 120 sono quelle ferite. Nelle battaglie di ieri, morti anche alcuni abitanti del quartiere di Qasr Ben Ghachir, nelle vicinanze dello scalo aeroportuale di Tripoli, le cui case sono state colpite da razzi. L'aeroporto è sotto il controllo dei miliziani di Zintan, che presiedono anche molti altri siti militari e civili fin dopo la caduta di Gheddafi. Contro di loro, si sono alleati i miliziani islamisti e della città di Misurata. La comunità internazionale, oltre ad esprimere "preoccupazione" (la stessa manifestata per il conflitto nella Striscia di Gaza), rimane ferma a guardare la distruzione della Libia. Intervenendo a Radio Anch'io, Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, ammette: "Devo dire che aveva ragione Silvio Berlusconi: dovevamo opporci alla caduta di Gheddafi. Era sì un tiranno ma adesso in Libia non si capisce più niente, ci sono decine di tiranni". La reazione più forte dell'UE è stata quella di ricordare a questi "tiranni" che "gli attacchi contro gli aeroporti civili costituiscono una violazione del diritto internazionale", come si legge in una nota. Una risposta che non tende a rassicurare le autorità libiche, che pensano di fare appello alle forze internazionali per ristabilire la sicurezza nel Paese, non essendo in grado da sole di ristabilire l'ordine.

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