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Piazza Fontana e il "buco della memoria" denunciato dagli antifascisti

La stampa "buca" l'anniversario della strage di Piazza Fontana. Roberto Cenati (Presidente Comitato Permanente Antifascista) e Carlo Arnoldi (Presidente Associazione Familiari Vittime di Piazza Fontana), scrivono ai direttori dei giornali. Per evitare il pericoloso "buco della memoria".

Paradossalmente, in un mondo estremamente rumoroso, dove le notizie si accavallano e si diffondono nella "logica delle Cinque Esse" (cioè sport, spettacolo, sano, sesso, soldi), come ha denunciato il presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino, la "logica del silenzio" rischia di diventare la procedura operativa standard del giornalismo italiano. Al silenzio sono condannate oggi le notizie che "non pagano" (cioè quelle in cui l'inserzionista non ha interesse a mettere la pubblicità), sono condannate le notizie poco "masticabili" dall'80% degli analfabeti funzionali che costituiscono la popolazione italiana, sono destinate le notizie non gradite al mainstream. Il finanziamento alla stampa da parte dello Stato (sicuramente da riformare in Italia perché appannaggio solamente delle "major"), nelle democrazie europee serve proprio a questo. Perché la stampa abbia la possibilità, anche nei momenti di crisi, di raccontare anche quelle notizie "scomode" e che "economicamente" non valgono la pena. Un triste caso di "seppellimento" della notizia quest'anno è senz'altro quello dell'anniversario di Piazza Fontana , praticamente "bucato" (come si dice in gergo giornalistico) dalla stampa che conta. In questi tempi bui, ignorare l'anniversario di una "strage di Stato" impunita, significa in qualche modo cancellarlo dalla memoria della Nazione, come se fosse invece superato, "risolto". Significa consegnarlo, dati i tempi orwelliani, al "buco della memoria" che distrugge il passato per rendere il presente come il migliore dei mondi possibili.
Roberto Cenati, Presidente Comitato Permanente Antifascista e Carlo Arnoldi, Presidente Associazione Familiari Vittime di Piazza Fontana, si sono visti costretti a scrivere (peraltro in modo molto garbato) a tutti i direttori di giornale. "Perchè così poco spazio all'anniversario della strage di piazza Fontana?, si chiedono Cenati e Arnoldi, e sottolineano: "Siamo veramente preoccupati per il silenzio che col passare del tempo cala sulla terribile stagione delle trame neofasciste, sulle connivenze dei servizi deviati dello Stato, sui depistaggi, sulle coperture internazionali, fatti sui quali, nonostante l'impegno di onesti e scrupolosi magistrati, giustizia non è stata fatta". "Abbiamo un compito ben preciso - si legge ancora nella lettera -, quello della memoria: quanto accaduto 43 anni fa deve diventare parte della consapevolezza storica del Paese e dell'intera nostra città, non soltanto delle nuove generazioni ma anche dei tanti, dei troppi che hanno dimenticato. Per questo riteniamo che la stampa possa svolgere un ruolo molto importante nel tener viva la memoria dei gravi rischi che la democrazia italiana ha corso negli ultimi decenni, se non vogliamo che la storia si ripeta".

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