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Phil Collins: "Non ancora morto". L'autobiografia, ma seriamente

Sopravvissuto a tre matrimoni falliti, ad istinti suicidi, all'alcolismo ad una operazione che non gli permette più di suonare la batteria Phil Collins prende carta e penna e scrive la sua autobiografia. "Ma seriamente", come disse in un suo vecchio album. "Non ancora morto", "Not Dead Yet" è in preordine, e non è una agiografia.

Phil Collins l'aveva promesso da tempo e, dopo aver ristampato "Face Value" e tutti i suoi album solisti con una faccia nuova (la sua vecchia) ecco arrivare alle stampe (è disponibile in preordine) la sua autobiografia. Ma come poteva intitolare le sue memorie l'ironico Collins? Ma ovviamente: "Not Dead Yet", e cioè "Non ancora morto".

In effetti la morte di Phil Collins qualcuno se la augurava, almeno artisticamente da molti anni. Bisogna infatti ricordare che il batterista di Chiswick è, insieme alla buonanima di Michael Jackson e all'arzillo Paul McCartney, uno dei tre artisti che hanno avuto la fortuna di aver venduto oltre 250 milioni di album nel mondo sia come solista sia come componente di un gruppo (i Genesis nel caso di Collins).

Chi mastica un po' di storia del pop/rock sa bene, che piaccia o meno, quanto Phil Collins abbia influenzato come batterista, autore, produttore e cantante l'orizzonte della musica mondiale. Ma dietro il "bravo ragazzo" con uno spiccato senso dell'umorismo, si è sempre celato un uomo che spesso è stato calpestato da una certa stampa che non ha sempre gradito la "naturalezza" di una "anti rock star".

La prima autobiografia di Phil Collins, ma non il suo primo libro (c'è stato infatti quello dedicato alla collezione di Alamo, "The Alamo and Beyond: A Collector's Journey"), sarà quindi un'occasione per leggere pagine dell'uomo Collins, quello che ha proiettato per tanti anni l'artista Collins come fosse una sorta di avatar. Forse prigioniero del suo successo il batterista dei Genesis spiega: "Nella mia vita ci sono stati molti alti, e più di un paio di bassi. Sono stato completamente onesto nel descriverli, in qualche caso anche imbarazzante".

Il batterista dettaglierà infatti "i tre matrimoni falliti, il suo alcolismo e la sua cattiva salute." Quindi una vera autobiografia e non un'agiografia come spesso accade quando le star prendono carta e penna, una biografia "But Seriously" (ma seriamente) come il suo album best seller del 1989.

"Questa autobiografia era nella mia testa da alcuni anni ed ho deciso che era il momento giusto per scriverla - dichiara Phil Collins -. Sono successe delle cose nella mia vita personale che ho pensato fosse arrivato il momento di fare il punto. Per molti versi ho avuto una vita da sogno. E' sicuramente una vita che vale la pena scrivere. Sono stato incredibilmente fortunato ma ho anche lavorato molto duramente. Ho collaborato con alcuni dei miei eroi, scritto canzoni che sono piaciute alla gente, e di gran lunga superato ogni mia iniziale speranza di vivere come batterista".

Curioso il fatto di come nel suo sito ufficiale la nuova autobiografia in preordine sia "diversa" per il mercato europeo e quello statunitense/canadese. Per il mercato europeo la copertina di "Not Dead Yet" vede il titolo scritto a penna dallo stesso artista (la grafia è la sua, come ogni fan può appurare) a corredo di un ritratto fotografico di Collins giocoso, quasi beffardo.

Diversa la copertina nord americana di "Non ancora morto" dove si vede solamente "Phil Collins" scritto in "philcollinsiano" mentre in caratteri tipografici c'è il titolo "Not Dead Yet" seguito da "the memoir" (niente "the autobiography"). Anche la foto è diversa e Collins stavolta è più sornione ed ammicca all'obbiettivo. La scelta delle due diverse immagini è probabilmente data dal fatto che gli europei e gli americani vedono due Phil Collins differenti. "Both Sides of the Story" direbbe il frontman dei Genesis.

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