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Partito Pirata si candiderà alle elezioni. All'arrembaggio della casta

Il Partito Pirata si candida? Ecco che le "major" (possibili figlie della "casta" digitale e non) incominciano già con le "imitazioni", come segnala il Partito Pirata "originale". "Insomma: non siamo neanche in campagna elettorale e già sono nate le liste clone. Una in particolare, usa il nostro nome e i nostri simboli ma certo non i nostri contenuti", dicono i Pirati. Quelli veri.

Il Partito Pirata nato in Svezia nel 2006 per l'intuizione di Rickard Falkvinge, dopo aver mostrato la via ad altri gruppi simili e aperto la possibilità di formare "sezioni" nazionali del movimento politico (per ora, ufficialmente registrati sono quelli in Austria, Italia, Germania, Spagna) arriva ad una "svolta" nel nostro Paese. In Italia infatti il Partito Pirata ha deciso di "candidarsi" alle prossime elezioni. Il Partito Pirata è infatti presente dal 2006 come associazione culturale con un suo programma politico (postato il 12/09/2006, quindi in tempi non sospetti, sul sito ufficiale; "Programma del Partito Pirata italiano" http://is.gd/OWAavx). Si legge sul comunicato stampa del Partito Pirata: "Per il Partito Pirata è arrivato il momento della svolta: a Trento – dove si è svolto l'IGF – abbiamo deciso di prendere parte al prossimo appuntamento elettorale. Con forme e metodi che decideremo tutti assieme, in rete". Ma i pericoli della politica (e del marketing politico della Casta) sono già in agguato e i "pirati" spiegano: "Intanto, mentre il Presidente Napolitano deve ancora stabilire una data per la consultazione – e purtroppo tutto fa capire che quella data non sia vicina – dobbiamo registrare che già crescono i tentativi di imitazione. Insomma: non siamo neanche in campagna elettorale e già sono nate le liste clone. Una in particolare, usa il nostro nome e i nostri simboli ma certo non i nostri contenuti". Il Partito Pirata difatti segnala che; "E' nata su iniziativa di persone e ambienti legati alle major, di tutto si occupano meno che di difendere il diritto delle persone alla condivisione della musica, dei saperi, della cultura. Si chiamano pirati ma sono gli avversari dei pirati. Non che abbiano un grosso peso ma intanto vale la pena mettere in guardia tutti: quei finti pirati potrebbero fare danni alla causa delle libertà digitali. Ci faremo rispettare in ogni sede, anche, legale ma intanto un consiglio ai pirati, quelli veri: stare alla larga da chi sventola la bandiera della Filibusta ma lavora con le major (una veloce ricerca con Google del loro "portavoce" vi può rendere edotti di chi veramente sono a differenza di quello che sembra professino)". Come si diceva nell'analogica (ma intramontabile) Settimana Enigmistica, quindi, "diffidate dalle imitazioni". Ma chi pensa che il Partito Pirata sia una specie di "Partito della Pagnotta" del digitale, nel senso che "votandolo" potrà "scaricare" tutto ciò che vuole "a sbafo", bisognerà che incominci a studiare ed informarsi. A dispetto infatti del nome: "Il Partito dei Pirati non promuove e non appoggia, né esplicitamente né implicitamente, nessuna azione che vìoli le leggi esistenti. Il Partito dei Pirati promuove invece la modifica delle leggi esistenti al fine di salvaguardare i diritti dei cittadini, dei consumatori, degli autori e degli operatori economici in modo equilibrato e socialmente accettabile" (http://is.gd/OWAavx).

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