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Veglia Pentecoste, Papa Francesco: contro la crisi, solidarietà. Ed etica

Oltre 200mila persone alla Veglia di Pentecoste a Piazza San Pietro, dove Papa Francesco, ascoltando la testimonianza di Paul Bhatti, fratello dell'ex ministro del Pakistan Shahbaz Bhatti ucciso da estremisti islamici, denuncia: "Ci sono più martiri oggi che nei primi secoli della Chiesa". Parlando della crisi, Papa Francesco spiega che la Chiesa deve dare "testimonianza dell'amore fraterno, della solidarietà, della condivisione". Contro il "rifiuto dell'etica, il rifiuto di Dio".

Una piazza "riempita all'inverosimile" quella di Piazza San Pietro, come sottolinea mons. Rino Fisichella, presidente del dicastero per la Nuova Evangelizzazione, in occasione della Veglia di Pentecoste, presieduta da Papa Francesco. Oltre 200mila persone hanno infatti ieri sera gremito Piazza San Pietro per partecipare alla Veglia di Pentecoste dedicata ai Movimenti, le nuove Comunità, le Associazioni e le Aggregazioni laicali.

Papa Francesco ha ieri ascoltato anche Paul Bhatti, fratello di Shahbaz Bhatti, Ministro delle Minoranze del governo pakistano, cattolico, ucciso da estremisti islamici a 43 anni. Paul Bhatti ha prima di tutto ringraziato Papa Francesco per avergli dato "l'opportunità di condividere i dolori e le speranze dei cristiani del Pakistan", ricordando: "Nel mio Paese, i cristiani sono una piccola minoranza, molto povera. Molte volte subiamo discriminazioni, e anche violenze. Ma, come discepoli di Gesù, vogliamo essere uomini di pace, in dialogo con i nostri fratelli musulmani e delle altre religioni. Vogliamo testimoniare con l'amore e la misericordia la nostra fede in Gesù. E' stata questa la testimonianza del mio fratello più giovane, Shahbaz Bhatti, che ha dato tutta la sua vita per il Vangelo". Anche Benedetto XVI ha più volte ricordato, nel corso del suo Pontificato, la figura di Shahbaz Bhatti, come quando ha chiesto al Signore che "il commovente sacrificio" dell'ex ministro pakistano serva a svegliare "nelle coscienze il coraggio e l'impegno a tutelare la libertà religiosa di tutti gli uomini e, in tal modo, a promuovere la loro uguale dignità". Nel gennaio del 2012, Benedetto XVI, davanti ai Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, nel "salutare la memoria del ministro pakistano Shahbaz Bhatti" rammentava: "In non pochi Paesi i cristiani sono privati dei diritti fondamentali e messi ai margini della vita pubblica; in altri subiscono attacchi violenti contro le loro chiese e le loro abitazioni". In occasione della Veglia di Pentecoste, Papa Francesco afferma infatti: "Ci sono più martiri oggi che nei primi secoli della Chiesa".

Papa Francesco ascolta poi anche la testimonianza di John Waters, scrittore e giornalista irlandese, in passato molto lontano dalla fede che racconta: "Questa è la storia della mia vita, una vita vissuta dentro la falsa realtà che l'uomo ha costruito per sentirsi sicuro. - aggiungendo - Ho imparato che il desiderio della Grandezza di Dio non era un bel concetto astratto, ma un fatto al centro della mia struttura e della mia natura... conoscere Cristo è conoscere me stesso, capire come sono fatto e diventare libero".

Rispondendo alle domande dei fedeli, Papa Francesco ha spiegato come la Chiesa possa dare il proprio contributo alla crisi che sta inghiottendo il mondo di oggi, precisando: "La Chiesa non è un movimento politico, né una struttura ben organizzata, ma, come dice Gesù, è sale della terra e luce del mondo, è chiamata a rendere presente nella società il lievito del Regno di Dio; e lo fa prima di tutto con la testimonianza dell'amore fraterno, della solidarietà, della condivisione". "Avere il coraggio della fede senza essere cristiani inamidati, costruire una cultura dell'incontro, aiutare il prossimo soprattutto le famiglie, il cui destino è più importante dei bilanci delle banche" sottolinea ancora Papa Francesco, quasi riprendendo quanto evidenziato, solo tre giorni fa, anche nel discorso ai nuovi ambasciatori di Kyrgyzstan, Antigua e Barbuda, il Gran Ducato di Lussemburgo e il Botswana.

Papa Francesco aveva infatti denunciato: "Va anche riconosciuto che la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo continuano a vivere in una precarietà quotidiana con conseguenze funeste. Si deve lottare per vivere, e spesso per vivere in modo non dignitoso. Una delle cause di questa situazione, a mio parere, sta nel rapporto che abbiamo con il denaro, nell'accettare il suo dominio su di noi e sulle nostre società. Così la crisi finanziaria che stiamo attraversando ci fa dimenticare la sua prima origine, situata in una profonda crisi antropologica". Papa Francesco proseguiva: "La crisi mondiale che tocca la finanza e l'economia sembra mettere in luce le loro deformità e soprattutto la grave carenza della loro prospettiva antropologica, che riduce l'uomo a una sola delle sue esigenze: il consumo. E peggio ancora, oggi l'essere umano è considerato egli stesso come un bene di consumo che si può usare e poi gettare. In un tale contesto, la solidarietà, che è il tesoro dei poveri, è spesso considerata controproducente, contraria alla razionalità finanziaria ed economica. Mentre il reddito di una minoranza cresce in maniera esponenziale, quello della maggioranza si indebolisce. Questo squilibrio deriva da ideologie che promuovono l'autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria, negando così il diritto di controllo agli Stati pur incaricati di provvedere al bene comune. Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone unilateralmente e senza rimedio possibile le sue leggi e le sue regole. Inoltre, l'indebitamento e il credito allontanano i Paesi dalla loro economia reale ed i cittadini dal loro potere d'acquisto reale. A ciò si aggiungono, oltretutto, una corruzione tentacolare e un'evasione fiscale egoista che hanno assunto dimensioni mondiali. La volontà di potenza e di possesso è diventata senza limiti".

Papa Francesco quindi chiariva che "dietro questo atteggiamento si nasconde il rifiuto dell'etica, il rifiuto di Dio. Proprio come la solidarietà, l'etica dà fastidio! E' considerata controproducente: come troppo umana, perché relativizza il denaro e il potere; come una minaccia, perché rifiuta la manipolazione e la sottomissione della persona. Perché l'etica conduce a Dio, il quale si pone al di fuori delle categorie del mercato. Dio è considerato da questi finanzieri, economisti e politici, come non gestibile, Dio non gestibile, addirittura pericoloso perché chiama l'uomo alla sua piena realizzazione e all'indipendenza da ogni genere di schiavitù".

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