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Papa Francesco: "sì e punto" a comunione divorziati risposati? No, ma...

L'Esortazione apostolica post-sinodale "Amoris laetitia" ha creato un certo disorientamento tra i credenti a causa di quella ambiguità che spesso caratterizza anche i discorsi di Papa Francesco. Di ritorno da Lesbo Papa Francesco dice "si, e punto" alla comunione ai divorziati risposati? In realtà no, perché l'accesso ai sacramenti è sempre legato all'assoluzione, che non può avvenire se si persevera nel peccato.

"Alcuni sostengono che niente sia cambiato rispetto alla disciplina che governa l'accesso ai Sacramenti per i divorziati e i risposati, e che la legge e la prassi pastorale e ovviamente la dottrina rimangono così; altri sostengono invece che molto sia cambiato e che ci sono tante nuove aperture e possibilità. La domanda è per una persona, un cattolico che vuole sapere: ci sono nuove possibilità concrete, che non esistevano prima della pubblicazione dell'Esortazione o no?" domanda Francis Rocca, giornalista del Wall Street Journal, durante la conferenza stampa in aereo che riportava Papa Francesco a Roma dopo il suo viaggio lampo a Lesbo.

L'Esortazione apostolica post-sinodale "Amoris laetitia" ha creato infatti un certo disorientamento tra i credenti a causa di quella ambiguità che spesso caratterizza anche i discorsi di Papa Francesco. C'è chi ribadisce che il magistero della Chiesa Cattolica non è cambiato e chi invece (soprattutto tra coloro che in una Chiesa non ci mettono piede da chissà quanti anni) assicurano che la rivoluzione bergogliana sta compiendo i primi veri passi perché nell'Amoris laetitia si aprirebbe alla comunione per i divorziati risposati. A confermare questa ambiguità interpretativa nei testi di Papa Francesco arriva quindi la domanda dell'inviato del WSJ.

Forse per la prima volta, Papa Bergoglio cerca di essere chiaro tanto che vorrebbe rispondere con un " 'si', e punto". Subito dopo però l'educazione gesuitica del Pontefice prende il sopravvento e prosegue: "Ma sarebbe una risposta troppo piccola. Raccomando a tutti voi di leggere la presentazione che ha fatto il cardinale Schönborn, che è un grande teologo. Lui è membro della Congregazione per la Dottrina della Fede e conosce bene la dottrina della Chiesa. In quella presentazione la sua domanda avrà la risposta".

Papa Francesco con queste poche parole ha quindi aperto alla comunione sui divorziati risposati? Purtroppo ancora una volta Bergoglio non fa sua l'esortazione di Gesù che ai discepoli disse: "Sia invece il vostro parlare: 'sì, sì', 'no, no'; il di più viene dal Maligno".

Papa Francesco sa che il mondo pende letteralmente dalle sue labbra ma, invece di spiegare in maniera semplice il suo pensiero su una materia tanto delicata come l'accesso ai Sacramenti, invita tutti a meditare sulle spiegazioni fornite dal cardinale Christoph Schönborn quando ha introdotto l'Esortazione apostolica Amoris laetitia. Se l'obiettivo di Papa Francesco è però quello di rivolgersi alle grandi masse con i suoi "buongiorno" e "buonasera" come può pretendere che le stesse, purtroppo afflitte da un analfabetismo funzionale dilagante e da una superficialità abissale, siano in grado di interpretare i pensieri teologici del cardinal Schönborn?

In molti infatti si fermeranno a quel " 'si', e punto" detto da Bergoglio, e tra questi magari ci saranno anche molto sacerdoti che così rischiano di offrire la comunione anche a chi è in peccato mortale. Come segnala Antonio Socci infatti sul settimanale online dalla diocesi di Bergamo appare un articolo di Alberto Carrara dal titolo eloquente "I sacramenti ai divorziati risposati. Adesso alla luce del sole". Fa ancora peggio la Conferenza Episcopale delle Filippine che avrebbe ordinato di dare la comunione agli adulteri.

E' questo quello che voleva Papa Francesco? Assolutamente no e questo lo dice il cardinale Schönborn quando spiega: "Il Papa lo dice con tutta chiarezza (sic): 'È possibile soltanto un nuovo incoraggiamento ad un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari' ".

Schönborn prosegue: "A come possa e debba essere questo discernimento personale e pastorale è tema dell'intera sezione di Amoris laetitia 300-312. Già nel Sinodo del 2015, in appendice agli enunciati del Circulus germanicus fu proposto un Itinerarium del discernimento, dell'esame di coscienza che Papa Francesco ha fatto suo. 'Si tratta di un itinerario di accompagnamento e di discernimento che orienta questi fedeli alla presa di coscienza della loro situazione davanti a Dio'. Ma Papa Francesco ricorda anche che 'questo discernimento non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa' (AL 300)".

Alla nota 351 dell'Amoris laetitia sembra però esserci in effetti un'apertura ai Sacramenti anche se in condizione di peccato. Nell'Esortazione apostolica Papa Francesco chiarisce tuttavia che "a causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato - che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno - si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l'aiuto della Chiesa". Per questo motivo ricorda ai sacerdoti "che il confessionale non dev'essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore" (Esort. ap. Evangelii gaudium). Ancora una volta si chiarisce quindi che il corpo di Cristo si può mangiare solo a patto dell'assoluzione.

"Non è una sfida eccessiva per i pastori, per le guide spirituali, per le comunità, se il 'discernimento delle situazioni' non è regolato in modo più preciso?" si domanda lo stesso Schönborn il quale sottolinea però come Papa Francesco conosca questa preoccupazione tanto da evidenziare in Amoris laetitia: "Comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione" (AL 308). Ad essa Bergoglio tuttavia obietta dicendo: "Poniamo tante condizioni alla misericordia che la svuotiamo di senso concreto e di significato reale, e quello è il modo peggiore di annacquare il Vangelo" (AL 311). Oltre a quello di diluirlo in un mare di parole.

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