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Papa Francesco risponde al "misterioso desiderio di Dio" di Scalfari

Papa Francesco risponde al "misterioso desiderio di Dio" di Eugenio Scalfari, con una lettera che intende riaprire "le porte per un serio e fecondo incontro" tra credenti e non credenti, che in realtà hanno già "tre vie" su cui incamminarsi: "il mondo, l'uomo, la fede", tutte tracciate da Papa Benedetto XVI.

Papa Francesco risponde alla "pecora smarrita" Eugenio Scalfari, che in un articolo su La Repubblica del 7 luglio (Le risposte che i due Papi non danno) e in un secondo del 7 agosto (Le domande di un non credente al papa gesuita chiamato Francesco) aveva posto al Pontefice una serie di domande, e di dubbi. Eugenio Scalfari, anche se precisa "sono non credente e non cerco Dio", quando sottolinea "sono da molti anni interessato e affascinato dalla predicazione di Gesù di Nazareth, figlio di Maria e Giuseppe, ebreo della stirpe di David" dimostra invece di avere in realtà quel "misterioso desiderio di Dio" di cui parlava Papa Benedetto XVI. "Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell'uomo, perché l'uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l'uomo e soltanto in Dio l'uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa" spiega infatti il Catechismo della Chiesa Cattolica.

Molte delle risposte che Scalfari ancora cerca, le avrebbe infatti già potute trovare nei discorsi e negli scritti dell'attuale Papa Emerito, se avesse voluto "abbracciare la verità", come consiglia di fare Papa Francesco nella lettera che continua quel dialogo che la Chiesa già da anni sta aprendo ai non credenti, citando San'Agostino. Già Papa Benedetto XVI nel corso di una Udienza Generale aveva riflettuto sul fatto che "oggi non mancano le difficoltà e le prove per la fede, spesso poco compresa, contestata, rifiutata" e per questo, citando San Pietro, invitava: "Siate sempre pronti a rispondere, ma con dolcezza e rispetto, a chiunque vi chiede conto della speranza che è nei vostri cuori". Papa Benedetto XVI rifletteva infatti: "Nel passato, in Occidente, in una società ritenuta cristiana, la fede era l'ambiente in cui si muoveva; il riferimento e l'adesione a Dio erano, per la maggioranza della gente, parte della vita quotidiana. Piuttosto era colui che non credeva a dover giustificare la propria incredulità. Nel nostro mondo, la situazione è cambiata e sempre di più il credente deve essere capace di dare ragione della sua fede".

E così, Papa Francesco con "dolcezza e rispetto" prontamente risponde sul "tema dell' 'assoluto' " posto da Scalfari, e spiega: "Per cominciare, io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verità 'assoluta', nel senso che assoluto è ciò che è slegato, ciò che è privo di ogni relazione. Ora, la verità, secondo la fede cristiana, è l'amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Dunque, la verità è una relazione! Tant'è vero che anche ciascuno di noi la coglie, la verità, e la esprime a partire da sé: dalla sua storia e cultura, dalla situazione in cui vive, ecc. Ciò non significa che la verità sia variabile e soggettiva, tutt'altro. Ma significa che essa si dà a noi sempre e solo come un cammino e una vita. - e prosegue - In altri termini, la verità essendo in definitiva tutt'uno con l'amore, richiede l'umiltà e l'apertura per essere cercata, accolta ed espressa".

Parole che hanno già innescato un acceso dibattito, non solo tra i non credenti ma soprattutto tra chi persegue quello che Benedetto XVI aveva ribattezzato "ateismo pratico", cioè "si crede in Dio in modo superficiale, e si vive 'come se Dio non esistesse' (etsi Deus non daretur)" anche se "alla fine, però, questo modo di vivere risulta ancora più distruttivo, perché porta all'indifferenza verso la fede e verso la questione di Dio". In realtà, Papa Francesco ha espresso ciò che anche Papa Ratzinger aveva già evidenziato, e cioè che di fronte all'uomo che "pensa di poter diventare egli stesso 'dio', padrone della vita e della morte" la "Chiesa, fedele al mandato di Cristo, non cessa mai di affermare la verità sull'uomo e sul suo destino". Benedetto XVI aveva quindi ricordato la sintesi del Concilio Vaticano II, spiegando: "La ragione più alta della dignità dell'uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l'uomo è invitato al dialogo con Dio: non esiste, infatti, se non perché, creato per amore da Dio, da Lui sempre per amore è conservato, né vive pienamente secondo verità se non lo riconosce liberamente e se non si affida al suo Creatore" (Cost. Gaudium et spes, 19)". La verità, infatti "è germogliata dalla terra" annunciava Benedetto XVI nel Messaggio natalizio Urbi et Orbi del 2012, perché "in Gesù, nato a Betlemme da Maria Vergine, realmente l'amore e la verità si incontrano, la giustizia e la pace si sono baciate; la verità è germogliata dalla terra e la giustizia si è affacciata dal cielo" ed è così che si è adempiuta la profezia "La verità è sorta dalla terra e la giustizia si è affacciata dal cielo".

"Per noi cristiani, il vero significato della 'coscienza' è la capacità dell'uomo di riconoscere la verità, e, prima ancora, la possibilità di sentirne il richiamo, di cercarla e di trovarla. Alla verità e al bene occorre che l'uomo sappia aprirsi, per poterli accogliere in modo libero e consapevole. La persona umana, del resto, è espressione di un disegno di amore e di verità: Dio l'ha 'progettata', per così dire, con la sua interiorità, con la sua coscienza, affinché essa possa trarne gli orientamenti per custodire e coltivare se stessa e la società umana" chiariva sempre Benedetto XVI nel corso di una Udienza del 2011 con i Dirigenti, i Funzionari, gli Agenti e il Personale civile della Polizia di Stato in servizio a Roma.

Anche Papa Francesco nella sua lettera si sofferma ad indicare che "la questione per chi non crede in Dio sta nell'obbedire alla propria coscienza", in risposta al dubbio forse più grande di Scalfari, quando chiede "se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede". Premettendo che "la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito", Papa Francesco aggiunge quindi che "il peccato, anche per chi non ha la fede, c'è quando si va contro la coscienza" e quindi "ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire".

Senza dimenticare però che se "l'attenzione alla dimensione soggettiva è anche un bene quando si mette in evidenza il valore della coscienza umana" dall'altra si può incorrere ad un "grave rischio", avvertiva già nel 2011 Benedetto XVI poiché "nel pensiero moderno si è sviluppata una visione riduttiva della coscienza, secondo la quale non vi sono riferimenti oggettivi nel determinare ciò che vale e ciò che è vero, ma è il singolo individuo, con le sue intuizioni e le sue esperienze, ad essere il metro di misura; ognuno, quindi, possiede la propria verità, la propria morale".

Quel "dialogo sereno e costruttivo" che Papa Francesco auspica possa riaprire "le porte per un serio e fecondo incontro" tra credenti e non credenti, quindi, in realtà ha già "tre vie" da perseguire: "il mondo, l'uomo, la fede", tutte tracciate da Benedetto XVI. E questo perché "anche nell'abisso del peccato non si spegne nell'uomo quella scintilla che gli permette di riconoscere il vero bene, di assaporarlo, e di avviare così un percorso di risalita, al quale Dio, con il dono della sua grazia, non fa mancare mai il suo aiuto", rifletteva Papa Ratzinger. Per Scalfari, questo aiuto si è materializzato con una lettera di Papa Francesco.

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