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Papa Francesco omelia Santa Marta: il linguaggio dei corrotti è l'ipocrisia

Papa Francesco, nell'omelia di oggi a Santa Marta, offre una riflessione in stretta continuità con quella di ieri, dove ha spiegato che i corrotti "erano peccatori come tutti noi" solo che è "come se fossero proprio consolidati nel peccato". Oggi Papa Francesco precisa quindi che "il linguaggio della corruzione è l'ipocrisia" che "non è un linguaggio di verità" perché questa "va sempre con l'amore".

Papa Francesco, nell'omelia di oggi durante la celebrazione della Messa a Santa Marta, offre una riflessione in stretta continuità con quella di ieri. Ieri, Papa Francesco si era soffermato in particolare sui corrotti che "erano peccatori come tutti noi, ma hanno fatto un passo avanti, come se fossero proprio consolidati nel peccato: non hanno bisogno di Dio! - aggiungendo - Ma questo sembra, perché nel loro codice genetico c'è questo rapporto con Dio. E come questo non possono negarlo, fanno un dio speciale: loro stessi sono dio". Papa Francesco invece, nell'omelia di oggi a Santa Marta, spiega che "il linguaggio della corruzione è l'ipocrisia". Commentando il Vangelo del giorno (Marco 12,13-17), quello dove "i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono a Gesù alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso", Papa Francesco sottolinea come la loro domanda, se sia "lecito o no dare il tributo a Cesare", è infatti posta "con parole morbide, con parole belle, con parole troppo zuccherate". "Cercano di mostrarsi amici" evidenzia Papa Francesco, precisando però come invece "questi non amano la verità" e così "cercano di ingannare, di coinvolgere l'altro nella loro menzogna, nella loro bugia. Loro hanno il cuore bugiardo, non possono dire la verità".

Papa Francesco, nell'omelia di oggi a Santa Marta, ricorda infatti che "quando Gesù parla ai suoi discepoli, dice: Ma il vostro parlare sia 'Sì, sì! No, no!'. - insistendo - L'ipocrisia non è un linguaggio di verità, perché la verità mai va da sola. Mai! Va sempre con l'amore! Non c'è verità senza amore. L'amore è la prima verità. Se non c'è amore, non c'è verità. Questi vogliono una verità schiava dei propri interessi. C'è un amore, possiamo dire: ma è l'amore di se stessi, l'amore a se stessi. Quell'idolatria narcisista che li porta a tradire gli altri, li porta agli abusi di fiducia".

Il "linguaggio persuasivo", continua quindi Papa Francesco, porta invece "all'errore, alla menzogna", osservado che gli stessi che oggi si avvicinano a Gesù e "sembrano tanto amabili nel linguaggio, sono gli stessi che andranno giovedì, la sera, a prenderlo nell'Orto degli Ulivi, e venerdì lo porteranno da Pilato". Papa Francesco avverte quindi che "la mitezza che Gesù vuole da noi non ha niente, non ha niente di questa adulazione, con questo modo zuccherato di andare avanti. Niente!", chiarendo: "La mitezza è semplice; è come quella di un bambino. E un bambino non è ipocrita, perché non è corrotto. Quando Gesù ci dice: Il vostro parlare sia 'Sì, sì! No, no!' con anima di bambini, dice il contrario del parlare di questi". Papa Francesco conclude la sua omelia di oggi a Santa Marta evidenziando come "ci piace che dicano cose buone di noi", a causa di quella "certa debolezza interiore" stimolata dalla "vanità", ma osserva che i "corrotti lo sanno" e "con questo linguaggio (ipocrita, ndr) cercano di indebolirci".

"Pensiamo bene oggi: qual è la nostra lingua? Parliamo in verità, con amore, o parliamo un po' con quel linguaggio sociale di essere educati, anche di dire cose belle, ma che non sentiamo? Che il nostro parlare sia evangelico, fratelli! - esorta quindi Papa Francesco - Poi, questi ipocriti che cominciano con la lusinga, l'adulazione e tutto questo, finiscono, cercando falsi testimoni per accusare chi avevano lusingato. Chiediamo oggi al Signore che il nostro parlare sia il parlare dei semplici, parlare da bambino, parlare da figli di Dio, parlare in verità dall'amore". Come ogni giorno, arriva puntuale anche il messaggio di Papa Francesco su Twitter: "Cristo ci guida a uscire sempre di più da noi stessi, per donarci e servire gli altri".

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