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Papa Francesco non è Charlie: non si può insultare la fede degli altri

Papa Francesco non è Charlie, se mai qualcuno avesse avuto dubbi in merito. In viaggio dallo Sri Lanka alle Filippine, Papa Francesco, commentando la strage a Charlie Hebdo, chiarisce che libertà di religione e di espressione "sono tutte e due diritti umani fondamentali" ma al tempo stesso "non si può insultare la fede degli altri" perché se "non si può reagire con violenza a un affronto, nemmeno 'si può provocare' ".

Papa Francesco non è Charlie, se mai qualcuno avesse avuto dubbi in merito come forse quelli del mensile francese della Compagnia di Gesù Études, gemella dell’italiana La Civiltà Cattolica che, dopo la strage di Parigi, ha deciso di pubblicare online alcune vignette di Charlie Hebdo che si riferiscono al cattolicesimo, che hanno offeso più di un fedele. Durante la consueta conferenza stampa in aereo, dallo Sri Lanka alle Filippine, Papa Francesco non si è infatti sottratto alla domanda sul diritto alla libertà di religione e a quello di espressione, esposta da un giornalista francese. Il Santo Padre chiarisce immediatamente che queste libertà "sono tutte e due diritti umani fondamentali" ma se è una "aberrazione" la pretesa di "uccidere in nome di Dio" lo è altrattanto l'offesa ad una religione in nome della liberà di espressione. Come riporta Radio vaticana, "sul punto Papa Francesco è inequivocabile: certamente è doveroso dire ciò che contribuisce a costruire il 'bene comune', e certamente non si può reagire con violenza a un affronto, ma nemmeno 'si può provocare' ". Il Pontefice insiste: "Non si può insultare la fede degli altri, non si può prendere in giro la fede" perché "c'è un limite rappresentato dalla dignità che ogni fede possiede".

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