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Papa Francesco e Scalfari: quando gli "Oi dialogoi" sono solo un teaser

Nuova "puntata" di quel "dialogo" iniziato con la risposta di Papa Francesco alle due "lettere aperte" di Eugenio Scalfari indirizzate proprio al Pontefice. Ma in un certo senso "oi dialogoi" (forse tra Luciano De Crescenzo e Bergoglio sarebbe davvero diventato un libro godibile) tra Scalfaro e Francesco non vanno oltre il perenne teaser.

Perché Papa Francesco dovrebbe annunciare il "cambiamento" della Chiesa attraverso La Repubblica di Eugenio Scalfari? E' questa la domanda che molti fedeli cattolici si saranno posti, dopo che La Repubblica di oggi diffonde una nuova "puntata" di quel "dialogo" iniziato con la risposta di Papa Francesco alle due "lettere aperte" di Eugenio Scalfari indirizzate proprio al Pontefice. "I padri conciliari sapevano che aprire alla cultura moderna significava ecumenismo religioso e dialogo con i non credenti" ricorda Papa Francesco a Eugenio Scalfari, il quale sembra essere diventato de facto l'interlocutore privilegiato del dialogo tra credenti e non credenti, tanto che il Pontefice fissa già un secondo incontro con il fondatore de La Repubblica per parlare "anche del ruolo delle donne nella Chiesa". "La Chiesa ha il dovere di aprirsi alla modernità" titola nella seconda pagina il quotidiano diretto da Ezio Mauro, e forse un segno della modernità potrebbe essere quello, suggerisce qualche malizioso, che ora bisogna pagare 1,30 euro per una copia di "La Repubblica" per sapere come il Papa (anzi papa, in minuscolo, come continua a scrivere Scalfari) intenda "cambiare la Chiesa". Altro segno dei tempi moderni potrebbe essere anche il box di pagina 4 che annuncia come l'11 ottobre uscirà in edicola ed in libreria il libro "Dialogo tra credenti e non credenti" che "raccoglie gli interventi di Eugenio Scalfari e Papa (qui evidentemente è scappato un "clericale" maiuscolo al quotidiano di Ezio Mauro, ndr) Francesco pubblicati su Repubblica". Non si sa se i guadagni saranno però devoluti in beneficenza.

Certo è che vedere la copertina del libro a firma di Papa Francesco ed Eugenio Scalfari, se a qualcuno mette un brivido, ad altri potrebbe far sorridere per l'ansia di "librarizzare" i "dialoghi" con i Vicari di Cristo (vedi anche Piergiorgio Odifreddi che pubblicherà in una nuova versione del libro "Caro papa, ti scrivo" la lettera integrale che Benedetto XVI ha avuto la premura di scrivere in risposta al matematico ateo). Ma il "dialogo" tra Papa Francesco ed Eugenio Scalfari sulle pagine di "Repubblica" merita di "diventare" un libro? Forse no. Il "dialogo" tra Scalfari e il Papa assomiglia più ad una chiacchierata tra conoscenti al bar che ad un confronto tra il successore di Pietro e uno dei massimi esponenti dell'editoria e del giornalismo italiano. In un certo senso "oi dialogoi" (forse tra Luciano De Crescenzo e Bergoglio sarebbe davvero diventato un libro godibile) tra Scalfaro e Francesco non vanno oltre il perenne teaser che però, continuando con il gergo della pubblicità che fu, non "incassa mai". Insomma, si stuzzica ma non si arriva mai al "prodotto". E così Scalfari intitola la chiacchierata con Papa Francesco in prima pagina sul suo giornale "Papa: così cambierò la Chiesa", ma nella logica del teaser, dal "dialogo" non si comprende ancora una volta "come" Papa Francesco voglia davvero cambiarla.

Vale lo stesso quando Papa Francesco parla della "cultura moderna" a cui la Chiesa si dovrebbe aprire.E' forse la "cultura" rappresentata da Scalfari? Oppure è quella dove "ciascuno ha la sua idea del Bene e del Male" e quindi "deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce" perché "basterebbe questo per migliorare il mondo" come spiega Papa Bergoglio sulle pagine di "Repubblica"? Quanto sembrano lontani (eppure sono vicinissimi, era il 27 ottobre 2011) quando nel corso della "Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo" Papa Benedetto XVI rifletteva in proposito: "La libertà è un grande bene. Ma il mondo della libertà si è rivelato in gran parte senza orientamento, e da non pochi la libertà viene fraintesa anche come libertà per la violenza".

Eppure nella lunga chiacchierata stampata da Scalfari e Papa Francesco, non mancano dei momenti da ritagliare ed incollare nel proprio diario dei virgolettati da consegnare ai figli. C'è ad esempio una sorta di "credo" recitato da Eugenio Scalfari, quando Papa Francesco gli chiede: "Ma quello che voi chiamate l'Essere vuole definire come lei lo pensa?". Ed Eugenio Scalfari in neretto risponde: "L'Essere (in maiuscolo, ndr) è un tessuto di energia. Energia caotica ma indistruttibile e in eterna caoticità. Da quell'energia emergono le forme quando l'energia arriva al punto di esplodere. Le forme hanno le loro leggi, i loro campi magnetici, i loro elementi chimici, che si combinano casualmente, evolvono, infine si spengono ma la loro energia non si distrugge". Gli estimatori della fantascienza potranno forse ritrovare nelle parole del fondatore di "La Repubblica" una sorta di descrizione del pianeta Solaris di Stanislaw Lem. Un pianeta enigmatico "mimoide" quanto kafkiano in cui "simmetriadi", "agilanti" e "vertebroidi" si sviluppano proprio da un'esplosione di energia (almeno secondo alcuni esperti di solaristica). Un pianeta-Dio che tutto crea e tutto (e nulla) distrugge. Fortunatamente, per il cuore dei cattolici, il "rivoluzionario" Papa Francesco ribadisce poche righe prima della "teologia" scalfariana: "E io credo in Dio. Non un Dio cattolico, non esiste un Dio cattolico, esiste Dio. E in Gesù Cristo, sua incarnazione. Gesù è il mio maestro ed il mio pastore, ma Dio, il Padre, Abbà, è la luce e il Creatore. Questo è il mio Essere. Le sembra che siamo molto distanti?". E per tanti lettori che avranno esclamato "beh, direi di sì", ce ne saranno moltissimi altri che avranno invece detto "beh, direi di no".

Non a caso la "sovraesposizione mediatica" di Papa Francesco e le sue "parole in libertà", anche per il fatto di non avere l'assoluta padronanza dell'italiano, potrebbero in un certo senso "confondere" il piccolo gregge della Chiesa che "in Chiesa ci va". Se ad esempio Papa Francesco afferma che "il proselitismo è una solenne sciocchezza, non ha senso" non si può non notare che nel dialogo con Scalfari il Papa non citi mai la "nuova evangelizzazione". Come non si può immaginare il dispiacere di qualche fedele nel leggere come la Chiesa "attuale" descritta da Papa Francesco sembri solo una struttura "verticistica" afflitta dalla "lebbra del papato" rappresentata da "cortigiani" che hanno spesso "malamente eccitato" i Capi della Chiesa, guidata da una "Curia Vaticano-centrica". Proprio per questo, Papa Francesco ha istituito il "Consiglio di cardinali", gruppo composto da otto cardinali che avranno il compito di coadiuvare il Papa nel "governo della Chiesa" e nel progetto di riforma della Curia Romana. Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, precisa però come questo non rappresenti un "governo collegiale" poiché "il Papa non è condizionato in nessun modo" nelle sue decisioni.

"La Chiesa è o deve tornare ad essere una comunità del popolo di Dio e i presbiteri, i parroci, i Vescovi con cura d'anime, sono al servizio del popolo di Dio" spiega Papa Francesco, ammettendo che "l'amore per il potere temporale sia ancora molto forte tra le mure vaticane e nella struttura istituzionale di tutta la Chiesa" che predomina "sulla Chiesa povera e missionaria" come la descrive Scalfari. Eugenio Scalfari tira le somme del dialogo fresco di stampa: "Se la Chiesa diventerà come lui la pensa e la vuole sarà cambiata un'epoca". Ma se ci sarà la fine di un'epoca, e quindi una rivoluzione nella Chiesa, la si vedrà comunque se, grazie alla "rivoluzione" di Papa Francesco la gente tornerà nelle parrocchie, e non solamente a Piazza San Pietro per toccare Papa Francesco. Come si rifletté nel corso della Gmg di Rio de Janeiro sul rapporto tra la gente e gli ultimi tre Pontefici, un tempo si andava a vedere Giovanni Paolo II, poi si andò ad ascoltare Benedetto XVI, ed ora invece si va per toccare Papa Francesco.

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