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Papa Francesco come Wojtyla: quello armeno fu genocidio. Turchia: è calunnia

Papa Francesco, considerato un pontefice politically correct dai media mainstream, riprende le parole usate nel 2001 da Papa Giovanni Paolo II e afferma che quello del popolo armeno viene considerato come "il primo genocidio del XX secolo". Per la Turchia le parole di Papa Francesco sono una "calunnia" perché quello quello di "genocidio" è un concetto legale. Da Santa Marta Papa Francesco sottolinea: "Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato".

Rimane alta la tensione tra la Turchia e il Vaticano. Il 12 aprile Papa Francesco ha celebrato una Santa Messa per il centenario del "martirio" (Metz Yeghern) armeno con il rito di proclamazione a Dottore della Chiesa di San Gregorio di Narek. Nel corso del saluto, Papa Francesco ricorda: "In diverse occasioni ho definito questo tempo un tempo di guerra, una terza guerra mondiale 'a pezzi'', in cui assistiamo quotidianamente a crimini efferati, a massacri sanguinosi e alla follia della distruzione. Purtroppo ancora oggi sentiamo il grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi - decapitati, crocifissi, bruciati vivi -, oppure costretti ad abbandonare la loro terra". Il Pontefice sottolinea quindi: "Anche oggi stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall'indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: 'A me che importa?'; «Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9; Omelia a Redipuglia, 13 settembre 2014)". Papa Francesco ricorda quindi come la nostra umanità abbia "vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la prima, quella che generalmente viene considerata come «il primo genocidio del XX secolo» (Giovanni Paolo II e Karekin II, Dichiarazione Comune, Etchmiadzin, 27 settembre 2001); - rammentando - essa ha colpito il vostro popolo armeno - prima nazione cristiana -, insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli assiri, ai caldei e ai greci. Furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne, uomini, anziani e persino bambini e malati indifesi. Le altre due furono quelle perpetrate dal nazismo e dallo stalinismo". Papa Francesco non dimentica inoltre gli "altri stermini di massa, come quelli in Cambogia, in Ruanda, in Burundi, in Bosnia", assicurando, rivolgendosi direttamente ai fedeli armeni che rimane un "cuore trafitto dal dolore, ma colmo della speranza nel Signore Risorto" nel ricordare "il centenario di quel tragico evento, di quell'immane e folle sterminio, che i vostri antenati hanno crudelmente patito". Papa Francesco conclude: "Ricordarli è necessario, anzi, doveroso, perché laddove non sussiste la memoria significa che il male tiene ancora aperta la ferita; nascondere o negare il male è come lasciare che una ferita continui a sanguinare senza medicarla!".

Dopo le parole del Santo Padre, "il governo turco, da sempre sensibile all'uso del termine 'genocidio' per quanto riguarda l'eccidio armeno tra il 1915 e il 1917, ha richiamato l'ambasciatore presso la Santa Sede per consultazioni e ha convocato il nunzio apostolico ad Ankara, monsignor Antonio Lucibello, a cui ha manifestato il proprio disappunto" come comunica la Santa Sede. L'ambasciata turca presso il Vaticano definisce infatti "calunnie" quanto sostenuto da Papa Francesco. In una nota, l'ambasciata della Turchia presso la Santa Sede chiarisce infatti che "il genocidio è un concetto giuridico" e se "le rivendicazioni non soddisfano i requisiti di legge, anche se si cerca di spiegarle sulla base di una diffusa convinzione, restano calunnie". L'ambasciata precisa che Papa Francesco "nella sua dichiarazione si riferisce ai tragici eventi che hanno avuto luogo in Bosnia e in Ruanda come 'omicidi di massa', che sono riconosciuti come genocidi dai tribunali internazionali competenti. Egli, tuttavia, - evidenzia - chiama gli eventi del 1915 un 'genocidio' nonostante l'assenza di tale sentenza del tribunale competente. Questo è significativo. Non è possibile spiegare questa contraddizione con i concetti di giustizia e di coscienza". Anche per il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu le dichiarazioni del Pontefice sono "senza fondamento" e "non valgono nulla per i turchi e la Turchia", anticipando che verranno adottate delle "misure" e ribadendo il fatto che quello quello di "genocidio" è un concetto legale. Cavusoglu è convinto quindi del fatto che che "nel corso della Santa Messa, la storia è stata strumentalizzata per fini politici".

In realtà, come ha sottolineato anche Papa Francesco, non è la prima volta che la Chiesa Cattolica considera quello del popolo armeno «il primo genocidio del XX secolo», visto che tale definizione fu usata nel 2001 da Papa Wojtyla insieme a Karekin II, Catholicos della Chiesa armena. Forse lo scandalo deriva dal fatto che tale forte presa di posizione arrivi da un Pontefice politically correct, come viene considerato dai media mainstream. Proprio questa mattina Papa Francesco, nel corso dell'omelia mattutina a Santa Marta, rivendica infatti che il cammino della Chiesa è quello della "franchezza" e di "dire le cose, con libertà", aggiungendo: "Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato".

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