le notizie che fanno testo, dal 2010

Padre Nostro, Papa Francesco: ok nuova traduzione. Cambiate parole di Gesù?

Papa Francesco "sdogana" la nuova traduzione della CEI del Padre Nostro che sostituisce il "non ci indurre in tentazione" con "non abbandonarci alla tentazione". Ma così si cambiano letteralmente le parole della preghiera che ci ha tramandato Gesù in persona.

Gesù ha detto: "In verità vi dico: finché il cielo e la terra non passeranno, neppure uno iota, o un solo apice della legge passerà, prima che tutto sia adempiuto" (Matteo 5;18). La parola Iota indica la lettera ebraica I, la più piccola lettera dell'alfabeto ebraico. L'apice invece corrisponde invece a quei piccoli puntini che servono per distinguere una lettera da un'altra. Cambiando infatti un piccolo punto di una lettera si poteva cambiare il significato di una parola, distruggendo così il senso del discorso.
Ecco perché non a tutti piace la nuova traduzione della CEI del Padre Nostro, sdoganata oggi da Papa Francesco nel corso della trasmissione che va in onda su Tv2000.

La nuova traduzione del Padre Nostro ha infatti sostituito il "non ci indurre in tentazione" con "non abbandonarci alla tentazione".
L'esegesi (vale a dire l'interpretazione) di "non ci indurre in tentazione" è affidata a molti teologi e Santi. Uno su tutti Sant'Agostino che spiega: "(...) Dio non induce direttamente, ma permette che sia indotto colui che priva del suo aiuto. - e ancora - Altro infatti è essere indotti in tentazione, altro essere tentati: infatti senza tentazione nessuno può essere provato, né di fronte a se stesso né di fronte agli altri: davanti a Dio invece ognuno è conosciutissimo prima di ogni tentazione. Quindi qui non si prega per non essere tentati, ma perché non siamo indotti nella tentazione (...) Siamo indotti infatti se accadono delle cose che non possiamo sopportare".
E' stato San Paolo a chiarire: "Dio infatti è degno di fede e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze ma, insieme con la tentazione, vi darà anche il modo di uscirne per poterla sostenere (1 Cor 10,13)".

Basterebbe questo per capire il significato profondo di "non ci indurre in tentazione", ma per dipanare ulteriori possibili dubbi è bene ricordare che in latino ciò che noi traduciamo come "tentazione" (che fa pensare a qualcosa di male, di malvagio) deriva dalla parola "temptamen" che vuol dire anche "prova". Quindi il "non ci indurre in tentazione" può essere interpretato correttamente con "non metterci alla prova".

Ecco che così svanisce quel "turbamento" che in alcuni fedeli (e non) suscita il passaggio "non ci indurre in tentazione", che ha portato anche Papa Francesco a sostenere che "non è una buona traduzione" perché "sono io a cadere, non è lui che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto, un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito".
In realtà, la traduzione italiana è più che corretta perché deriva dal latino "inducere" che traduce la parola greca "eisenènkes" voce del verbo "eisfero", che significa precisamente "indurre, introdurre".

Nella nuova traduzione del Padre Nostro, invece, "non abbandonarci alla tentazione" non lascia spazio a molti appigli logici, poiché Dio non può di certo lasciarci "senza aiuto e protezione" (significato del verbo abbandonare) e soprattutto sintattici perché, di fatto, si sono cambiate letteralmente le parole della preghiera che ci ha tramandato Gesù in persona.

© riproduzione riservata | online: | update: 06/12/2017

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE:

social foto
Padre Nostro, Papa Francesco: ok nuova traduzione. Cambiate parole di Gesù?
Mainfatti, le notizie che fanno testo
Questo sito utilizza cookie di terze parti: cliccando su 'chiudi', proseguendo la navigazione, effettuando lo scroll della pagina o altro tipo di interazione col sito, acconsenti all'uso dei cookie. Per saperne di piu' o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie fai clickQUICHIUDI