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Enciclica Papa Francesco: in Lumen Fidei la dimensione della comunione nella fede

Presentata la prima enciclica di Papa Francesco, Lumen Fidei, che "illustra la dimensione della comunione nella fede". Iniziata da Papa Benedetto XVI e completata da Papa Francesco, l'enciclica è un "simbolo d'unità" e presenta "la fede cristiana come una luce proveniente dall'ascolto della Parola di Dio nella storia", aggiungendo un "considerevole sviluppo riguardo la pertinenza della fede per la vita sociale, per l'edificazione della città nella giustizia e nella pace", il tutto nella contemplazione di Maria "la figura per eccellenza della fede".

Giornata densa di avvenimenti quella di ieri in Vaticano. La giornata si apre con l'annuncio ufficiale della proclamazione a Santi di Papa Giovanni XXIII e di Papa Giovanni Paolo II, che avverrà presumibilmente entro l'anno. Dopo il via libera della commissione di cardinali e vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi, arriva infatti anche il sì definitivo di Papa Francesco, che ha approvato ieri il Decreto sul riconoscimento di un secondo miracolo avvenuto grazie all'intercessione di Papa Wojtyla e aperto la strada alla canonizzazione di Papa Roncalli anche senza il secondo miracolo. La mattinata prosegue nei Giardini Vaticani, con Papa Francesco che consacra lo Stato della Città del Vaticano a San Giuseppe e a San Michele Arcangelo, benedicendo una statua dedicata a quest'ultimo che è stata posta nei pressi del Palazzo del Governatorato. "Si tratta di un'iniziativa già progettata da tempo, con l'approvazione del Papa Benedetto XVI, al quale va sempre il nostro affetto e la nostra riconoscenza e al quale vogliamo esprimere la nostra grande gioia per averLo qui presente in mezzo a noi. Grazie di vero cuore!" sottolinea Papa Francesco nel corso della cerimonia, a cui a partecipato anche il Papa emerito dietro invito del Santo Padre, che lo ha accolto calorosamente dimostrando ancora una volta tutto l'affetto che lo lega al suo predecessore.

Il primo incontro pubblico in Vaticano di Papa Francesco e Benedetto XVI anticipa quindi di poche ore la presentazione dell'enciclica "Lumen Fidei" (leggi testo integrale), iniziata da Papa Ratzinger e completata da Papa Bergoglio. Come sottolinea l'Osservatore Romano, "la continuità nella diversità delle successioni sulla cattedra romana è lo sfondo del documento che reca la data della solennità dei santi Pietro e Paolo". "Alla trilogia di Benedetto XVI sulle virtù teologali mancava un pilastro" spiega subito il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione dei Vescovi, nel corso della conferenza stampa di presentazione della prima enciclica di Papa Francesco "Lumen fidei". "Dopo le encicliche di Benedetto XVI sull'amore (Deus caritas est) e sulla speranza (Spe salvi), questa completa infatti una lunga meditazione e viene offerta con semplice umiltà dal suo successore. Il vescovo di Roma preso 'quasi alla fine del mondo' ha così fatto proprio questo 'prezioso lavoro' e lo ha personalizzato, come testo tradizionalmente programmatico sul 'grande dono portato da Gesù' " mette infatti in evidenza l'Osservatore Romano.

"La Provvidenza ha voluto che il pilastro mancante fosse un dono del Papa emerito al suo successore e nello stesso tempo un simbolo d'unità, poiché assumendo e portando a compimento l'opera intrapresa dal suo predecessore, Papa Francesco rende testimonianza con lui dell'unità della fede. La luce della fede è così consegnata dall'uno all'altro pontefice, come nelle corse allo stadio, grazie «al dono della successione apostolica» mediante la quale «è assicurata la continuità della memoria della Chiesa» come pure la «certezza di attingere alla sorgente pura dalla quale scaturisce la fede»" prosegue il cardinale Marc Ouellet, chiarendo che l'enciclica Lumen Fidei "illustra in maniera straordinaria l'aspetto più fondamentale e originale da essa sviluppato, la dimensione della comunione nella fede - aggiungendo - Questa enciclica parla in realtà esprimendosi in un "noi" che non è maiestatis ma bensì di comunione. Essa parla della fede come d'una esperienza di comunione, di dilatazione dell'io e di solidarietà nel cammino della Chiesa con Cristo per la salvezza dell'umanità. Io mi limiterò a illustrare questo punto di vista".

"L'Enciclica presenta veramente la fede cristiana come una luce proveniente dall'ascolto della Parola di Dio nella storia. Una luce che mostra l'amore di Dio all'opera per stringere un'alleanza con l'umanità. Questa luce già si lascia percepire nelle opere del Creatore ma risplende come amore nella vita, nella morte e nella risurrezione di Gesù Cristo. In Lui, la luce dell'Amore irrompe nella storia e offre agli uomini una speranza che infonde il coraggio di camminare insieme verso un avvenire di piena comunione. «Cristo è colui che, avendo sopportato la sofferenza, 'dà origine alla fede e la porta a compimento'», ci dice la Lettera agli Ebrei, ampiamente ripresa dall'Enciclica (Eb 12,2)" continua il cardinale Marc Ouellet, spiegando: "Oggettivamente, la luce della fede orienta il senso della vita, porta conforto e consolazione ai cuori inquieti e abbattuti, ma impegna anche i credenti a porsi a servizio del bene comune dell'umanità attraverso l'annuncio e l'autentica condivisione della grazia ricevuta da Dio. Ecco dunque che la fede chiama i credenti ad abbracciare la sofferenza del mondo, come San Francesco e la Beata Madre Teresa, al fine di spargere in esso la luce di Cristo. «La fede non è una luce tale da dissolvere tutte le nostre tenebre, ma la lampada che guida i nostri passi nella notte, e ciò è quanto basta per il cammino», afferma l'Enciclica. - mentre - Soggettivamente, la fede è un'apertura all'Amore di Cristo, un accogliere, l'entrare in una relazione che allarga l' 'io' alle dimensioni di un 'noi' che non è soltanto umano, nella Chiesa, ma che è propriamente divino, e cioè una partecipazione autentica al "Noi" del Padre e del Figlio nello Spirito Santo. L'Enciclica insiste su questo fondamento trinitario che costituisce la fede come realtà a un tempo personale ed ecclesiale: «Questa apertura al 'noi' ecclesiale si verifica come l'apertura stessa dell'amore di Dio, che non è soltanto relazione tra Padre e Figlio, tra 'me' e 'te', ma che è anche nello Spirito un 'noi', una comunione tra persone»".

Il cardinale evidenzia quindi che "a partire da questo 'Noi' trinitario che si prolunga nel 'noi' ecclesiale, l'Enciclica si riallaccia in modo del tutto naturale al 'noi' della famiglia che è il luogo per eccellenza di trasmissione della fede" perché "«La fede non è un rifugio per coloro che sono privi di coraggio, ma un'espansione della vita», conclude l'Enciclica, che vede la famiglia come «il primo ambito in cui la fede rischiara la città degli uomini»". Marc Ouellet chiarisce anche che l'enciclica Lumen Fidei "aggiunge un considerevole sviluppo riguardo la pertinenza della fede per la vita sociale, per l'edificazione della città nella giustizia e nella pace, grazie al rispetto d'ogni persona e della sua libertà, grazie alle risorse di compassione e di riconciliazione da lei offerte per il conforto delle sofferenze e la composizione dei conflitti. «Sì, la fede è un bene per tutti, è un bene comune». La tendenza a confinare la fede nella sfera della vita privata si trova qui confutata in toni pacati, ma in maniera decisiva". In chiusura, "l'Enciclica contempla Maria, la figura per eccellenza della fede, colei che ha ascoltato la Parola e l'ha conservata nel suo cuore, colei che ha seguito Gesù e che si è lasciata trasformare «entrando nello sguardo del Figlio di Dio incarnato» (58). Papa Francesco riafferma al termine con il suo predecessore una verità della fede messa in disparte e a volte in certi ambienti persino posta in dubbio: «Nella concezione verginale di Maria abbiamo un chiaro segno della filiazione divina di Cristo. L'origine eterna di Cristo è nel Padre, egli è il Figlio in un senso totale e unico; e per questo egli nasce nel tempo senza l'intervento di un uomo»".

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