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Unesco ammette Palestina: USA e Israele bloccano fondi, anche ad ANP

Nonostante gli Stati Uniti garantiscono il 22 per cento del bilancio dell'Unesco, l'Organizzazione ammette la Palestina tra i suoi Stati membri. E Israele blocca i fondi destinati all'ANP.

L'Unesco, l'Organizzazione dell'ONU per l'Educazione, la Scienza e la Cultura, ha accolto a pieno titolo la Palestina. "Un momento storico che restituisce alla Palestina alcuni dei suoi diritti" commenta evidentemente soddisfatto il ministro degli Esteri palestinese Riyad Al Maliki, mentre il consigliere del presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas, Sabri Saidam, sottolinea come l'ingresso nell'Unesco sia uno "dei pilastri nella lotta per l'indipendenza". La decisione di ammettere la Palestina nell'Unesco è stata votata a maggioranza, con 107 favorevoli, tra cui Francia, Cina e India, 14 Paesi contrari, tra cui naturalmente Israele e gli Stati Uniti, e 52 astenuti, tra cui l'Italia, che giustifica la sua posizione spiegando come si sia "attivata per giungere a una posizione coesa e unita dell'UE, in mancanza della quale abbiamo deciso di astenerci", come precisa Maurizio Massari, portavoce della Farnesina. Massari aggiunge anche però che l'Italia non ritiene "questo il momento per porre la questione della membership palestinese all'Unesco, in una fase in cui si sta cercando di creare le condizioni ideali per una ripresa del negoziato tra le due parti". E soprattutto, in vista della decisione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, che entro la fine dell'anno dovrebbe decidere se ammettere o meno la Palestina nelle Nazioni Unite, come richiesto lo scorso settembre dal presidente palestinese Abu Mazen davanti all'Assemblea Generale. L'ingresso della Palestina nell'Unesco, quindi, ha creato (per usare un eufemismo) disappunto in Israele e negli Stati Uniti, tanto che alla vigilia del voto gli USA hanno "minacciato" di non finanziare più l'Organizzazione. E infatti il governo americano annuncia che bloccherà i 60 milioni di dollari che erano previsti, e stanziati, per novembre. La mancanza dei fondi stelle e strisce potrebbe, in futuro, creare non pochi problemi all'Unesco, visto che gli Stati Uniti da soli garantiscono il 22 per cento del bilancio dell'Organizzazione. Molte iniziative potrebbero rimanere senza fondi, e il fatto che l'Unesco abbia comunque votato a favore della Palestina, anche se rischia di rimanere con molte meno risorse economiche, è il segno evidente di come la storia stia voltando pagina. Gli Stati Uniti, guidati dal Nobel per la Pace Barack Obama, motivano le proprie ragioni spiegando che il blocco dei fondi è una "scelta inevitabile", perché delle leggi approvate nel 1990 e nel 1994, da George Bush padre prima e da Bill Clinton poi, impediscono il finanziamento a organismi internazionali che assegnano un pieno riconoscimento ai palestinesi prima del raggiungimento di un accordo di pace con Israele. "Esistono linee rosse molto chiare nella legislazione e, se sono sorpassate nell'Unesco, tale legislazione viene attivata" afferma chiaramente la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Victoria Nuland, mentre si precisa candidamente che gli USA rimarranno all'interno dell'Unesco "per tutelare i propri interessi". Anche Israele, naturalmente, attua le proprie "contromosse", annunciando che per prima cosa bloccherà il trasferimento di fondi all'Autorità nazionale palestinese (Anp). Benyamin Netanyahu ha convocato infatti a Gerusalemme, il giorno dopo la decisione dell'Unesco, i sette ministri principali del governo, e pare che si sia arrivati anche alla decisione di accelerare la costruzione di insediamenti in varie parti della Cisgiordania, compreso il rilancio di progetti edili ebraici a Gerusalemme est. Scelte che servono solo "ad accelerare la distruzione del processo di pace", come sottolinea la presidenza palestinese.

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