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Palestina, Santa Sede a ONU: "adottare decisioni coraggiose"

Alla 66esima Sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l'intervento del rappresentante della Santa Sede spazia dall'impegno umanitario all'eticità della finanza mondiale, passando per la libertà religiosa e la pace. E sulla Palestina chiede all'assemblea "decisioni coraggiose".

Il 27 settembre Mons. Dominique Mamberti, Segretario della Segreteria di Stato vaticana per i Rapporti con gli Stati, è intervenuto a New York nel corso del Dibattito Generale della 66esima Sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Mons Mamberti, che ha pronunciato il suo discorso in lingua francese, si è soffermato sui punti che la Santa Sede ha ritenuto essenziali come contributo al dibattito generale annuale dell'ONU. La prima sfida di cui parla Mons. Mamberti è di ordine umanitario: "Queste emergenze umanitarie portano a sottolineare la necessità di trovare forme innovative per attuare il principio della 'responsabilità di proteggere' (in corsivo nell'originale, ndr), alle cui fondamenta si trova il riconoscimento dell'unità della famiglia umana e l'attenzione per l'innata dignità di ogni uomo e di ogni donna". Ma Mons. Mamberti avverte: "Il rischio che detto principio potrebbe essere invocato in certe circostanze come motivo comodo per l'uso della forza militare va tuttavia richiamato". E sottolinea che: "È bene ribadire che persino l'uso della forza conforme alle regole delle Nazioni Unite deve essere una soluzione limitata nel tem po, una misura di vera emergenza che va accompagnata e seguita da un concreto impegno di pacificazione. Ciò di cui vi è bisogno, pertanto, per rispondere alla sfida della "responsabilità di proteggere", è una ricerca più profonda di modi di prevenire e di gestire i conflitti, esplorando tutte le vie diplomatiche possibili attraverso il negoziato e il dialogo costruttivo e prestando attenzione ed incoraggiamento anche ai più flebili segni di dialogo o di desiderio di riconciliazione da parte dei soggetti coinvolti". L'altro punto messo in evidenza dal relatore della Santa Sede all'assemblea generale dell'ONU è il rispetto della libertà religiosa. Rispetto che, dice Mons. Mamberti "è la via fondamentale per la costruzione della pace, il riconoscimento della dignità umana e la tutela dei diritti dell'uomo". Osserva quindi l'Arcivescovo: "Le situazioni nelle quali il diritto alla libertà religiosa è leso o negato ai credenti delle diverse religioni sono purtroppo numerose; si osserva, malauguratamente, un aumento dell'intolleranza per motivi religiosi, e purtroppo si constata che i cristiani sono attualmente il gruppo religioso che subisce il maggior numero di persecuzioni a causa della propria fede. Il mancato rispetto della libertà religiosa rappresenta una minaccia alla sicurezza e alla pace e impedisce la realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale". Ma Mons. Mamberti non nasconde un paradosso: "D'altra parte, vi sono Paesi dove, sebbene si accordi una grande importanza al pluralismo e alla tolleranza, paradossalmente si tende a considerare la religione come un fattore estraneo alla società moderna o addirittura destabilizzante, cercando con diversi mezzi di emarginarla e di impedirne ogni influenza nella vita sociale". L'intervento della Santa Sede all'ONU non può dimenticare la crisi "economico-finanziaria mondiale" ponendo l'accento sul fattore etico come principale causa del problema. Osserva Mons. Mamberti: "Tutti sappiamo che un elemento fondamentale della crisi attuale è il deficit di etica nelle strutture economiche. L'etica non è un elemento esterno all'economia e l'economia è senza futuro se non porta in sé l'elemento morale: in altri termini, la dimensione etica è fondamentale per affrontare i problemi economici. L'economia non funziona solo con un'autoregolamentazione del mercato e ancor meno con accordi che si limitano a conciliare gli interessi dei più potenti; essa ha bisogno di una ragione etica per funzionare per l'uomo. L'idea di produrre risorse e beni, ossia l'economia, e di gestirli in modo strategico, ovvero la politica, senza cercare con le stesse azioni di fare il bene, ossia l'etica, si è rivelata essere un'illusione, ingenua o cinica, ma sempre fatale". Ma il passo del discorso di Mons. Dominique Mamberti che ha fatto il giro del mondo è senz'altro quello che riguarda la Palestina, dove la Santa Sede "è persuasa che, se si vuole la pace, occorre saper adottare decisioni coraggiose". Ecco il paragrafo integrale dell'intervento su Palestina ed Israele, mentre l'intero intervento è reperibile sul sito della Santa Sede (http://is.gd/EgCAPa). Dice Mons. Mamberti: "Un'ultima annotazione riguarda la richiesta di riconoscimento della Palestina quale Stato membro delle Nazioni Unite, presentata in questa sede il 23 settembre scorso dal Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Signor Mahmoud Abbas. La Santa Sede considera tale iniziativa alla luce dei tentativi di dare una soluzione definitiva, con il sostegno della comunità internazionale, alla questione già affrontata con la Risoluzione 181 del 29 novembre 1947 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Questo documento pone la base giuridica per l'esistenza di due Stati. Uno di questi ha già visto la luce, mentre l'altro non è ancora stato costituito, benché siano trascorsi sessantaquattro anni. La Santa Sede è persuasa che, se si vuole la pace, occorre saper adottare decisioni coraggiose. Essa auspica che gli Organi competenti delle Nazioni Unite prendano una decisione che aiuti a dare concreta attuazione all'obiettivo finale, cioè la realizzazione del diritto dei Palestinesi ad avere un proprio Stato indipendente e sovrano e del diritto degli Israeliani alla sicurezza, avendo i due Stati dei confini internazionalmente riconosciuti. La risposta delle Nazioni Unite, qualunque essa sia, non rappresenterà la soluzione completa e non si potrà giungere alla pace duratura se non tramite negoziati in buona fede fra Israeliani e Palestinesi, evitando azioni o condizioni che contraddicano le dichiarazioni di buona volontà. La Santa Sede, pertanto, esorta le Parti a riprendere con determinazione i negoziati e rivolge un pressante appello alla Comunità Internazionale, perché accresca il proprio impegno ed incentivi la propria creatività e le iniziative, affinché si giunga ad una pace duratura, nel rispetto dei diritti degli Israeliani e dei Palestinesi."

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