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Pakistan, talebani attaccano scuola: 141 morti. Premier si appella all'unità politica

Sei talebani sono entrati in una scuola di Peshawar, in Pakistan, uccidendo 141 persone, tra cui 132 studenti. A rivendicare l'attacco il gruppo Tehreek-e-Taliban (Movimento dei talebani del Pakistan). IL premier pakistano Nawaz Sharif descrive l'attacco come una "tragedia nazionale e convoca per il 17 dicembre una conferenza di tutti i partiti per fronteggiare l'emergenza terroristica. Dal 2007, i talebani hanno causato oltre 30mila morti, quasi tutti civili.

Talebani armati hanno questa mattina, 16 dicembre, fatto irruzione in una scuola del Pakistan, uccidendo almeno 141 persone, la maggior parte dei quali bambini, prima che esercito riuscisse a fermare il commando. L'attacco è avvenuto alla Army Public School, una struttura a conduzione militare nella città nord-occidentale di Peshawar, con uomini armati che hanno iniziato a sparare a caso una volta entrati nell'istituto. A morire nell'attacco sarebbero stati 132 tra bambini e ragazzi e 9 membri del personale. Sarebbero invece almeno 121 i giovani, oltre a 3 membri del personale della scuola, a rimanere feriti.

Il portavoce del gruppo Tehreek-e-Taliban (Movimento dei talebani del Pakistan), Mohammed Khurasani, ha rivendicato l'attentato in una telefonata a mezzi di informazione, rivelando che sei attentatori suicidi hanno effettuato l'attacco per vendicare l'uccisione di alcuni membri dei talebani da parte delle autorità pakistane. L’azione sarebbe infatti stata decisa per "far sentire ai militari il dolore" che i militanti e le loro famiglie sentono a causa dell’offensiva in corso da giugno nelle aree tribali del Nord Waziristan, contro le roccaforti talebane. La città di Pehsawar, vicino al confine con l'Afghanistan, è stata il bersaglio di frequenti attacchi da parte dei militanti talebani in questi ultimi anni. Da ricordare l'attentato del settembre 2013, quando una doppia bomba fu fatta esplodere in una chiesa di Peshawar, uccidendo almeno 85 persone. Dal 2007, quando i talebani hanno iniziato le loro attività terroristiche in territorio pachistano, sono stati oltre 30.000 i morti, in maggioranza civili.

Il primo ministro pakistano Nawaz Sharif descrive l'attacco come una "tragedia nazionale" assicurando che i responsabili di questo "atto efferato non saranno risparmiati". Un appello all'unità politica contro il gruppo terrorista che, come ricorda l'agenzia di stampa Misna, in questi anni ha ricevuto anche "velate simpatie di alcuni gruppi e movimenti per l’esperienza talebana in funzione anti-governativa e anti-occidentale". Per fronteggiare l'emergenza, per il 17 dicembre è stata convocata a Peshawar una conferenza di tutti i partiti pachistani.

Malala Yousafzai, attivista pakistana vincitrice quest'anno del Premio Nobel per la Pace, piange "questi bambini" considerati come suoi "fratelli e sorelle" sottolineando che "bambini innocenti che stavano a scuola non devono entrare in orrori simili". Anche Kailash Satyarthi, attivo nel movimento indiano contro il lavoro minorile a partire dal 1990 e che con Malala ha vinto il Premio Nobel per la Pace, sottolinea: "Quelli che sono stati uccisi oggi sono tutti nostri figli. Le mie preghiere e condoglianze vanno alle famiglie delle vittime".

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