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Pakistan, blasfemia: bruciate 100 case. Cresce intolleranza religiosa

In Pakistan c'è una "crescente intolleranza religiosa" ed il "fallimento dello Stato che non sa proteggere le minoranze religiose", in particolare quelle cristiane. Nuova accusa di presunta blasfemia contro un crtistiano ed una folla di 3mila persone che si è voluta fare "giustizia da sola".

Ancora violenze contro i cristiani in Pakistan, oltre alle sempre più spesso denunce di blasfemia che portano spesso in prigione persone innocenti, una per tutte Asia Bibi. Sabato 9 marzo una folla di circa 3mila persone ha assaltato e dato fuoco circa 100 case dell'insediamento cristiano Joseph Colony presso Badami Bagh, a Lahore. La violenza è stata scatenata a seguito di una denuncia, ed un arresto, di sospetta blasfemia da parte di un residente cristiano. A raccontare la vicenda il presidente di Life for All Pakistan Xavier William, che racconta come venerdì sera Sawan Masih, 26 anni, avrebbe acceso una discussione con il barbiere Imran Shahid, che si sarebbe rifiutato di tagliargli i capelli. Imran Shahid ha poi accusato Sawan Masih di aver offeso il Profeta Maometto ed ha presentato una denuncia in base all'art. 295c del Codice penale (parte della cosiddetta "legge di blasfemia"). La polizia ha arrestato Masih, ma ciò non è bastato per placare gli animi. La mattina seguente, una grande folla ha appiccato il fuoco all'insediamento cristiano Joseph Colony, 100 case sono andate distrutte a causa della fiamme, tutti gli abitanti hanno dovuto abbandonare il villaggio ed almeno 35 persone sono rimaste ferite. Come riporta l'Agenzia Fides, fra i feriti c'è anche il Vescovo Akram Gill, della comunità cristiana evangelica pakistana, che si era recato sul luogo per cercare di fermare la violenza. Un testimone racconta, come riporta Xavier William: "Ci hanno gettato dell'acido e lanciato pietre contro le case, le autorità hanno taciuto e non sono intervenute fino a quando tutto era ormai bruciato". Xavier William, in un editoriale, riflette sulla "crescente intolleranza religiosa in Pakistan" ma anche "sul fallimento dello Stato di proteggere le minoranze religiose", rivelando come il monumento eretto ad Islamabad in onore di Shahbaz Bhatti (ministro cattolico ucciso il 2 marzo 2011) è stato "deturpato" dalla vernice. All'agenzia Fides, il Vescovo Sebastian Shaw OFM, Amministratore Apostolico di Lahore, oltre a condannare "gesti di violenza di tal genere" chiede infatti "al governo di garantire la sicurezza dei cittadini e, specialmente, delle minoranze religiose". Il Vescovo Sebastian Shaw OFM prosegue: "Vi sono persone che vogliono farsi giustizia da soli e che credono di essere al di sopra della legge. E' un episodio molto triste che sconvolge la nostra città. La gente innocente non è al sicuro in casa sua. Esprimiamo alle famiglie colpite tutto il nostro sostegno e solidarietà. Con la Caritas ci stiamo attivando per offrire un riparo e una sistemazione. In questo paese c'è da lavorare molto per la pace e l'armonia". Il ministro della Giustizia della provincia del Punjab, Rana Sanaullah, ammette di non comprendere il perché di tanta violenza, visto che oltretutto "la persona accusata di blasfemia era stato arrestata", assciurando che "gli atti di vandalismo saranno perseguiti" mentre "saranno risarciti entro cinque giorni tutti coloro che hanno subito danni alle proprietà".

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