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Pakistan: 1.800 ragazze indù e cristiane "costrette a convertirsi all'islam"

Papa Benedetto XVI solo pochi giorni fa aveva ricordato l'importanza della libertà religiosa come "primo dei diritti umani". In Pakistan continuano le "conversioni forzate all'islam" con uno Stato che "ha giocato un ruolo ambiguo per placare l'estremismo religioso ed è rimasto muto spettatore di tali omicidi" come denuncia, via Agenzia Fides, la Asian Human Rights Commission.

Solo pochi giorni fa Papa Benedetto XVI davanti ai Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ricordava quanto nel mondo ci sia bisogno innanzitutto del rispetto dei diritti umani, in primis la libertà religiosa. Diceva Papa Benedetto XVI: "Si tratta del primo dei diritti umani, perché essa esprime la realtà più fondamentale della persona. Troppo spesso, per diversi motivi, tale diritto è ancora limitato o schernito. Non posso evocare questo tema senza anzitutto salutare la memoria del ministro pachistano Shahbaz Bhatti, la cui infaticabile lotta per i diritti delle minoranze si è conclusa con una morte tragica. Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato". A riprova di quanto la religione sia un vero "spartiacque" per giudicare la civiltà di un Paese, l'Agenzia Fides comunica in una nota quanto in alcune parti del mondo come il Pakistan non sembri si possa semplicemente "vivere" se non si è della religione "giusta". "Secondo un Rapporto inviato all'Agenzia Fides dall'Asian Human Rights Commission, Ong che monitora i diritti umani nel continente - si legge nella nota di Fides -, 'il Pakistan ha fallito nel garantire il rispetto dei diritti umani al suo popolo'. La Commissione ha documentato nel 2011 l'uccisione di 18 difensori dei diritti umani e di 16 giornalisti, impegnati in un'opera di denuncia dei mali della società, della corruzione e dell'estremismo islamico" (qui la nota integrale http://is.gd/pBjtNR). E dove, afferma sempre l'Ong "le autorità hanno assunto, segretamente, un atteggiamento paternalistico verso i gruppi militanti. I tribunali hanno dimostrato di essere amici dei militanti e dei terroristi. In molti casi i terroristi sono stati rilasciati dai tribunali, con il pretesto di lacune formali o procedurali". Un Paese il Pakistan dove, denuncia ancora l'Asian Human Rights Commission "il governo non ha fatto alcun progresso sulla draconiana legge sulla blasfemia, che è costata molte vite" ricordando i 161 incriminati e 9 uccisi per "blasfemia". Accuse di "blasfemia" che, ricorda Fides nella nota, come "ha detto di recente un avvocato musulmano, anonimo per motivi di sicurezza, 'sono false nel 95% dei casi'". Il 2011 si chiude quindi con un bilancio impressionante, anche per le personalità che sono state uccise, come il governatore del Punjab, Salman Taseer, e lo stesso Ministro federale degli affari delle minoranze, Shabhaz Bhatti. "Omicidi compiuti da gruppi estremisti religiosi infiltrati nelle forze dell'ordine" dice la Commissione, che ribadisce come "lo stato ha giocato un ruolo ambiguo per placare l'estremismo religioso ed è rimasto muto spettatore di tali omicidi". La stessa Commissione, come riporta sempre l'Agenzia Fides sottolinea: "Questa inettitudine del governo ha favorito la conversione forzata all'Islam di ragazze provenienti da gruppi religiosi minoritari: in totale, nel 2011, circa 1.800 ragazze, fra indù e cristiane, sono state costrette a convertirsi all'islam, con mezzi come il rapimento e lo stupro".

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