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Difende Asia Bibi: accusa di blasfemia a ambasciatore Pakistan in USA

Continuano in Pakistan le accuse di blasfemia a causa della cosiddetta "legge nera". Mentre il mondo attende gli sviluppi sul caso di Asia Bibi, L'Agenzia Fides rende noto che anche l'ambasciatrice pakistana negli Stati Uniti andrà sotto processo per blasfemia.

"Mi chiedo quante altre persone debbano morire a causa della giustizia. (...) Ricordati che ci sono persone nel mondo che sono perseguitate a causa della loro fede" scrive dalla sua cella senza finestre Asia Noreen Bibi , condannata a morte per blasfemia in Pakistan anche se "Dio sa che è una sentenza ingiusta e che il mio unico delitto - continua la donna madre di 5 figli - in questo mio grande Paese che amo tanto, è di essere cattolica". E se "due uomini giusti sono stati assassinati per aver chiesto per me giustizia e libertà", ricorda sempre Asia Bibi riferendosi a Salman Taseer, ex governatore della sua regione, e al cristiano Shahbaz Bhatti, ex Ministro per le minoranze del Pakistan, altre parsone sono in carcere o stanno per finire sotto processo a causa della cosiddetta "legge nera" sulla blasfemia. Come riferisce l'Agenzia Fides, un cristiano pakistano condannato a morte in primo grado, in carcere ormai da 7 anni, ha subìto un grave attacco cardiaco l'8 gennaio scorso e attualmente si trova in serio pericolo di vita. Purtroppo, la famiglia dell'uomo (Younis Masih), a causa di problemi economici, non ha potuto fare ricorso in appello e per questo si è ora mossa l'Ong di ispirazione cristiana "Lead" (Legal Evangelical Association Development), che si dedica alla promozione sociale e all'aiuto dei cristiani in Pakistan. Come sottolinea l'Agenzia Fides, quello di Younis Masih "è uno dei numerosi casi di presunti blasfemi, condannati a morte con giudizi sommari e processi alquanto superficiali o pilotati, come quello che riguarda la cristiana Asia Bibi".

Ma ad essere stata accusata ufficialmente di blasfemia (con un First Information Report) sulla base dell'articolo 295c del Codice penale, che punisce con la pena capitale o il carcere a vita il vilipendio al Profeta Maometto, è anche Sherry Rehman, parlamentare musulmana del Pakistan People's Party e oggi ambasciatore pakistano negli Stati Uniti. E' sempre la Fides ha rendere nota la notizia, riassumendo la storia di Sherry Rehman che venne accusata nel febbraio 2011 da un commerciante dopo che la parlamentare pakistana aveva difeso in un dibattito televisivo Asia Bibi e aveva spiegato la sua proposta di modifica della "legge nera" sulla blasfemia in Pakistan. La Fides sottolinea che dopo gli omicidi di Salman Taseer e di Shahbaz Bhatti la parlamentare pakistana aveva ritirato la mozione, mentre un tribunale di Lahore aveva respinto la denuncia del commerciante.

La Corte Suprema del Pakistan, a cui fu presentato ricorso, ha invece deciso che le accuse sarebbero legittime, stabilendo che Sherry Rehman deve essere quindi processata per blasfemia. Fonti della Fides sottolineano come con questo processo si cercherà di far definire "blasfemo" chiunque tenti di modificare le "legge nera". Inoltre, l'Organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie ricorda come Sherry Rehman, prima di diventare ambasciatore del Pakistan negli USA, era Presidente del "Jinnah Institute" di Karachi, promotore dei diritti umani e della legalità, che circa un anno fa aveva stilato un rapporto dove si evidenziava che "Asia Bibi era stata giudicata da un tribunale 'sotto evidenti pressioni di islamici estremisti' e 'per una vendetta personale' ", ricordando inoltre come "nelle indagini e negli interrogatori preliminari, condotti dalla polizia dopo la denuncia, Asia Bibi non ha avuto un avvocato, e per questo tutto il processo potrebbe essere invalidato".

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