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Da PRISM a G20 Londra 2009: lotta al terrorismo o spionaggio internazionale?

Non solo l'amministrazione Obama monitora le utenze telefoniche ed internet (PRISM) dei cittadini americani e del resto del mondo ma i servizi di intelligence del governo inglese, con l'aiuto della NSA, hanno spiato i "grandi" nel corso del G20 di Londra del 2009. Più che lotta al terrorismo, come Barack Obama ha cercato di difendere il programma di sorveglianza, sembra il classico gioco dello spionaggio internazionale.

Nonostante le nuove rivelazioni del Guardian, al G8 in Irlanda del Nord non sembra che alcuno dei rappresentanti dei governi più influenti del mondo abbia voluto mettere in imbarazzo Barack Obama e David Cameron, per il fatto che 4 anni fa, nel corso del G20 di Londra, la GCHQ (Government Communications Headquarters) e la NSA (National Security Agency) hanno scientificamente spiato le conversazioni internet e telefoniche degli allora partecipanti al vertice. In altri tempi, sarebbe probabilmente scoppiato un caso diplomatico a livello mondiale, facendo cadere, politicamente, molte teste, mentre oggi sembra che il venir spiati sia una sorta di pedaggio in cambio di una distorta idea di "progresso".

Edward Snowden continua la sua collaborazione con The Guardian e svela che l'ammistrazione Obama, attraverso la NSA, non solo spia le utenze telefoniche ed internet (PRISM) dei cittadini americani e non, ma che non risparmia nemmeno le più alte cariche istituzionali del pianeta, i cosiddetti "grandi". Secondo i documenti visti dal The Guardian, infatti, "politici stranieri e funzionari che hanno partecipato agli incontri del G20 di Londra nel 2009 hanno avuto i loro computer monitorati e le loro chiamate intercettate, su istruzioni del governo britannico che li stava ospitando". Il monitoraggio non sembra essere stato casuale ma ben progettato e premeditato, visto che le comunicazioni web erano tracciate grazie agli internet cafè predispoti per i partecipanti al G20, e attraverso questi i servizi segreti britannici avrebbero letto, prima dei legittimi mittenti, tutte le e-mail inviate e ricevute nel corso del summit.

In altre parole, il governo di Londra, e probabilmente anche quello degli Stati Uniti, potrebbero per esempio aver letto che cosa l'allora primo ministro dell'Italia, Silvio Berlusconi, scriveva in quei giorni, magari parlando con altre alte cariche sia dello Stato italiano che degli altri Stati. Più che lotta contro il terrorismo e la criminalità, come afferma Barack Obama difendendo il programma di sorveglianza NSA, questa storia sembra avere invece tutti i contorni del più classico spionaggio internazionale. Ciò che The Guardian rivela con certezza è che il sistema di sorveglianza al G20 di Londra comprendeva:
- un internet cafè settato con un programma di intercettazione di posta elettronica e un software di key-logging per spiare i computer dei delegati;
- un sistema in grado di aggirare la sicurezza dei BlackBerry forniti ai delegati che ha consentito di monitorare i loro messaggi e-mail e le loro telefonate;
- l'impiego di 45 analisti che praticamente in tempo reale fornivano una sintesi delle telefonate intercettate ai rappresentanti britannici del G20, che di fatto quindi avevano un vantaggio negoziale sugli altri;
- il monitoraggio del ministro delle Finanze turco e possibilmente di altri 15 delegati del suo partito
- un tentativo da parte della NSA di intercettare le telefonate del leader russo, Dmitry Medvedev, attraverso collegamenti satellitari puntati su Mosca.

I documenti in possesso del Guardian indicherebbero che l'operazione di spionaggio sarebbe stata approvata nelle alte sfere del governo inglese guidato dall'allora premier Gordon Brown, e sembra indicare che almeno alcuni ministri inglesi erano a conoscenza del lavoro di intelligence del GCHQ. Inoltre, sembra che in tutto l'operazione di monitoraggio sia durata intorno ai 6 mesi.

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