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PIL: serve crescita del 2% l'anno per uscire dalla crisi entro il 2020

Anche se Matteo Renzi cerca di infondere ottimismo e fiducia, la ripresa in Italia non potrà esserci se il PIL non crescereà di almeno il 2% l'anno, solo così si tornerà ai livelli pre crisi entro il 2020. Ma già l'Istat e l'Ocse prevedono che il massimo della crescità sarà del 1,4%. La Cgia di Mestre invita quindi a far "ripartire gli investimenti, in particolar modo quelli pubblici".

Poco tempo fa Matteo Renzi si è definito "lo psicologo dell'Italia" perché cerca di infondere ottimismo e fiducia, assicurando che la ripresa è alle porte. Ma "la situazione rimane ancora molto delicata. Per recuperare il terreno perso ci vorrà molto tempo" avverte Paolo Zabeo, coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, spiegando che se, molto ottimisticamente, "nel prossimo futuro il PIL crescerà di almeno 2 punti ogni anno, il nostro Paese tornerà alla situazione pre-crisi solo nel 2020". La Cgia ricorda infatti che "dall'inizio della crisi (2007) ad oggi, nel nostro Paese il PIL è sceso di oltre 8 punti, i consumi delle famiglie di 6,5 punti e gli investimenti quasi 27,5 punti percentuali" mentre "la disoccupazione è pressoché raddoppiata" visto che "se nel 2007 ammontava al 6,1 per cento, il dato medio del 2015 dovrebbe attestarsi al 12,1 per cento".
Per far crescere però il PIL italiano almeno del 2% ogni anno "è indispensabile far ripartire gli investimenti, in particolar modo quelli pubblici che, purtroppo, rimangono ancora molto fragili" sottolinea la Cgia. E' probabile quindi che per tornare ai livelli pre crisi ci vorranno più di 4 anni visto che l'Istat prevede che nel 2016 e nel 2017 il PIL aumenterà dell'1,4%, dato confermato anche dall'Ocse. E non sembrano esserci una inversione di tendenza neanche sugli investimenti, già ridotti dal 2007 al 2014, al netto dell'inflazione, di ben 109,4 miliardi di euro. "Nessun altro indicatore economico ha registrato una contrazione percentuale così ampia" evidenzia la Cgia di Mestre con Zabeo che chiarisce: "Gli investimenti sono una componente rilevante del PIL. Se non miglioriamo la qualità dei prodotti, dei servizi e dei processi produttivi siamo destinati a impoverirci. - concludendo - Senza investimenti questo paese non ha futuro".

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