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Senato, c'è anche la riforma Chiti. Renzi: nessuna possibilità di passare

Non c'è solo la riforma del Senato di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi. Una ventina di senatori del PD hanno infatti presentato a Palazzo Madama un ddl costituzionale di riforma del Senato alternativo a quello del governo, che manterrebbe il Senato elettivo. Vannino Chiti, promotore del nuovo ddl costituzionale, chiede a Renzi perché sotiene che "la proposta non ha nessuna possibilità di passare".

Non c'è solo la riforma del Senato di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi. Una ventina di senatori del PD hanno infatti presentato a Palazzo Madama un ddl costituzionale di riforma del Senato alternativo a quello del governo, che manterrebbe il Senato elettivo. Il promotore dell'altra riforma del Senato è Vannino Chiti che sottolinea in primis: "Con la nostra proposta si risparmiano più soldi che con quella del governo". Tra i firmatari Massimo Mucchetti che precisa, a chi già fa notare come Matteo Renzi non sembra tener conto di questa nuova proposta di riforma del Senato: "Non abbiamo da una parte il verbo e dall'altra gli infedeli". Corradino Mineo, invece, chiarisce: "E' il Parlamento che deve dirci no, non credo proprio che Renzi metterà la fiducia su un ddl costituzionale". Il nuovo ddl nasce per il fatto che, con la riforma del Senato Renzi/Boschi "c'è il grosso problema del bilanciamento dei poteri" evidenzia Chiti, che fa notare: "Renzi ha affermato che la proposta non ha nessuna possibilità di passare", e si domanda: "Perché?". Vannino Chiti prosegue quindi: "'Perché dobbiamo rinunciare ad avere 421 parlamentari, anziché i 945 attuali, e cioè ad una riduzione di 524 tra deputati e senatori? Perché non assicurare all'Italia un Senato di garanzia eletto dai cittadini per le grandi questioni di democrazia e civiltà? Perché non tentare, con determinazione e coraggio - come il presidente Renzi ci dice sempre - di lavorare tutti insieme per una riforma che renda le istituzioni più efficienti, più vicine ai cittadini e la politica più sobria, equiparando da subito le indennità dei parlamentari a quella del sindaco di Roma?''. Tutte domande a cui, finora, il governo non ha dato alcuna risposta.

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