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Rosy Bindi: non è momento per Enrico Letta premier. PD? Rinnovare significa formare

Dopo la rielezione di GIorgio Napolitano, si è dimessa l'intera segreteria del PD, e si vocifera di un governo di larghe intese a guida Enrico Letta. Rosy Bindi pensa che "non sia il momento per Enrico Letta" e sottolinea come uno dei problemi del PD è stata quella di "rinnovare una classe dirigente senza formarla".

"L'elezione di Giorgio Napolitano ci mette tutti di fronte alle nostre responsabilità, alle quali dovremo rispondere sia con la forza delle nostre convinzioni, sia con la consapevolezza piena dell'urgenza dei problemi" sottolinea in una nota Pier Luigi Bersani, orami ex segretario del PD. Dopo la rielezione di Giorgio Napolitano, l'intera segreteria del PD si è dimessa, e in attesa di comprendere lunedì "i termini" entro i quali il Capo di Stato ha accolto la possibilità di una sua ricandidatura, si mormora di un possibile governo a guida Amato o Letta, Enrico naturalmente. Un governo che dovrebbe aprire alle larghe intese, ed il nome di Enrico Letta come prossimo Presidente del Consiglio esce maggiormente preponderante, visto che Giuliano Amato non è gradito alla Lega Nord. Voci di corridoio vedrebbero quindi Enrico Letta premier e Angelino Alfano vice premier, con i saggi nominati prima dell'elezione per il Quirinale da Giorgio Napolitano come ministri di quello che viene già chiamato il governo "del Presidente". Ma nel PD la resa dei conti sembra essere appena comincia, e Rosy Bindi, che si è dimessa dalla Presidenza dell'Assemblea nazionale del Partito Democratico, sottolinea: "Ho grande stima di Enrico Letta e credo che sarebbe molto capace, ma non è certo questo il momento".

A Sky Tg24 Rosy Bindi quindi precisa: "Noi non abbiamo scelto la linea delle larghe intese e credo che sia una strada da non perseguire neanche adesso". Strada che però sembra essere senza uscita, sempre che non si voglia andare ad elezioni a giugno. A Rosy Bindi replica Daniela Santanchè del PDL, che chiarisce: "Purtroppo non ha capito quello che è successo e che sta succedendo, soprattutto fuori dai palazzi. Non comprende che gli italiani sono allo stremo e che è urgente un governo di coalizione che sia il più forte possibile per potere dare in fretta le risposte di cui il Paese ha bisogno". Anche Fabrizio Cicchitto insiste sulla necessità di un "governo di emergenza per affrontare il nodo fondamentale della crescita e la formazione di una assemblea costituente per le riforme". Rosy Bindi fa poi un'analisi su quanto successo nel corso delle votazioni per il Quirinale, prima con la bocciatura di Franco Marini e poi, soprattutto, con quella di Romano Prodi dove ci sono stati ben "101 franchi tiratori". Rosy Bindi a Sky Tg24 sottolinea: "Giustamente sono stati definiti da Bersani 'traditori', non hanno la consapevolezza di cosa voglia dire fare i parlamentari - aggiungendo - Una delle responsabilità della segreteria è stata proprio questa: rinnovare una classe dirigente significa formarla, non fare solo un'operazione di immagine. Abbiamo ceduto troppo anche ad una cultura di demolizione delle istituzioni e c'è stata troppa tolleranza nei confronti delle parole".

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