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Riforma Senato, Chiti: perché PD vuole consenso minimo con gruppi ad hoc?

"Invidio quanti con immensa competenza costituzionale vedono il maggioritario a turno unico inglese o a doppio turno francese o addirittura il sistema tedesco - Bundesrat/ proporzionale con sbarramento - come il nostro Italicum: ma allora perche' e' stato detto che tutti i paesi stanno procedendo a cambiare le leggi elettorali per copiarci?", sottolinea in una nota l'esponente della minoranza PD Vannino Chiti.

"Invidio quanti con immensa competenza costituzionale vedono il maggioritario a turno unico inglese o a doppio turno francese o addirittura il sistema tedesco - Bundesrat/ proporzionale con sbarramento - come il nostro Italicum: ma allora perché è stato detto che tutti i paesi stanno procedendo a cambiare le leggi elettorali per copiarci?" domanda sarcasticamente in una nota Vannino Chiti, senatore della minoranza PD in merito alla legge elettorale.
"Il problema che ho posto è però un altro: non si finga di non capire. - prosegue l'esponente dem - E una falsità sostenere che l'elezione diretta obblighi il Senato a mantenere la fiducia ai governi. Si cambi almeno registro. Paesi importanti in Europa dimostrano il contrario".
"Altra e più importante questione: non si giochi con le parole", aggiunge Chiti: "La maggioranza del PD e il governo possono scegliere confronto o prova di forza: nell'interesse del Paese mi auguro ci si decida per il confronto. Non è serio parlare di intesa da ricercare e contemporaneamente escludere da essa il nodo principale: l'articolo 2. Non ha fondamento discutere di competenze senza trovare anche su questo aspetto, intrinsecamente connesso, una mediazione degna della Costituzione. Trovo inconcepibile ogni giorno di più che si sostenga un listino di candidati al Senato, magari anche la presenza di diritto dei presidenti delle Regioni, collocando queste disposizioni in articoli che si riferiscono al procedimento legislativo o alle indennità dei consiglieri regionali. Dubito che siano emendamenti ammissibili: certamente appaiono invenzioni che dovrebbero fare arrossire chi le avanza". "Se poi si spiegasse perché - conclude il parlamentare democratico - sia preferibile una riforma scoordinata, approvata se va bene con un consenso minimo e l'apporto di gruppi creati allo scopo, ad una riforma coerente, sostenuta dalla gran parte del Parlamento sarebbe un bel passo avanti, se non altro nella chiarezza".

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