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Direzione PD, Bersani a Renzi: se è prendere o lasciare, governo traballa

Aprendo la direzione del PD, Matteo Renzi ribadisce la volontà di abolire l'articolo 18. Massimo D'Alema rimprovera il segretario-premier: "Penso, con sincero apprezzamento per l'oratoria, che è un impianto di governo destinato a produrre scarsissimi effetti". Pier Luigi Bersani chiarisce: "Voglio discutere di una svolta di questa natura prima che ci sia un prendere o lasciare, prima che mi si incarichi di far traballare il governo".

Aprendo la direzione del PD, Matteo Renzi ribadisce la volontà del governo di superare (cioè abolire) l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori con il suo Jobs Act. Con i sindacati, Renzi è disponibile a trattare invece su altri temi cioè "una legge sulla rappresentazione sindacale, la contrattazione di secondo livello e il salario minimo". Parlando della legge di stabilità da presentare entro ottobre, Matteo Renzi anticipa che dei 20 miliardi annunciati "almeno due serviranno per la riduzione del costo del lavoro" mentre "un miliardo e mezzo servirà per i nuovi ammortizzatori sociali". Se si considera che per dare 80 euro in busta paga a 10 milioni di lavoratori servono 10 miliardi di euro, non è chiaro a quanto ammonteranno questi ammortizzatori sociali e quale platea ne potrà usufruire.

Ed infatti, Massimo D'Alema, intervenendo alla direzione del PD dopo il premier-segretario, afferma "una riforma sugli ammortizzatori sociali non costa un miliardo e mezzo ma dieci volte tanto, se la si vuole fare con qualche serietà. - avvertendo - Ho molti dubbi su una finanziaria fatta di molti spot, il rischio è che risultino globalmente inefficaci". Riferendosi al discorso di Renzi, D'Alema chiarisce: "Il dibattito politico deve mantenere un forte aggancio alla realtà, ma io potrei fare un lunghissimo elenco di affermazioni prive di fondamento. - aggiungendo - Penso, con sincero apprezzamento per l'oratoria, che è un impianto di governo destinato a produrre scarsissimi effetti e questo comincia ad essere percepito nella parte più qualificata dell'opinione pubblica. Meno slogan, meno spot e un'azione di governo più riflettuta credo possa essere la via per ottenere maggiori risultati". Gianni Cuperlo ricorda invece a Renzi: "Nessuno tra noi né alle primarie né alla vigilia delle europee ha messo sul tavolo la riforma del lavoro come è stata raccontata negli scorsi giorni: - chiedendo - vediamo il testo e cerchiamo una sintesi condivisa".

Pippo Civati, tra i leader della minoranza del PD, non nasconde invece che, dopo aver visto Matteo Renzi a Che tempo che fa, ha avuto l'impressione "di un premier che diceva cose di destra, simili a quello che diceva la destra 10 anni fa". Parlando delle risorse promesse dal segretario del PD, Civati invece sottolinea: "Avrei voluto vedere un file Excel come quello che Renzi chiedeva ad Enrico Letta all'inizio di questa storia". Commentando invece la possibilità di avere "un contratto unico", Pippo Civati precisa: "Ma che sia davvero unico, e non aggirabile in mille modi, altrimenti non ci siamo capiti". Infine, Pier Luigi Bersani mette in chiaro: "Il PD sull'orlo del baratro non ci va per l'articolo 18. Ci andiamo per il metodo Boffo, perché se uno dice la sua, deve poterla dire senza che gli venga tolta la dignità. - e accusa - Vedo neofiti della ditta, dei neoconvertiti, che mi spiegano come si sta in un partito, ma non funziona così, perché voglio discutere di una svolta di questa natura prima che ci sia un prendere o lasciare, prima che mi si incarichi di far traballare il governo". Bersani conclude: "Certo che ci vuole una riforma del mercato del lavoro, ma nel secondo paese industriale deve voler dire qualità e produttività e sappiamo che non abbiamo qualità perché c'è troppa precariètà. - precisando - Va bene unificare i contratti ma attenzione a dire che l'art.18 è simbolico, non vale niente".

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